Tremamondo (Asst Valle Olona): «La solitudine è un’emergenza invisibile»

Asst Valle Olona tremamondo

di Giorgio Cappellini

BUSTO ARSIZIO – La solitudine come emergenza socio-sanitaria è un tema attuale e sempre più allarmante che colpisce specialmente le persone più fragili o chi abita in contesti difficili. Di questo si è discusso con John Tremamondo, direttore socio-sanitario di ASST Valle Olona.

Qual è oggi la forma di solitudine che la preoccupa di più?

«La forma di solitudine più preoccupante è quella silenziosa, quella che spesso non si vede. Non riguarda solo chi vive da solo, ma anche persone circondate da altri che però non hanno relazioni vere, qualcuno con cui parlare o chiedere aiuto. Colpisce molti anziani, ma anche caregiver stanchi, persone fragili economicamente o psicologicamente. È una solitudine che lentamente peggiora la salute, lautonomia e perfino la capacità di reagire ai problemi».

Quanta parte della domanda sanitaria nasce in realtà da fragilità sociale?

«Una parte sempre più importante. Dietro molte richieste sanitarie troviamo solitudine, difficoltà economiche, famiglie fragili, disagio abitativo o relazionale. Spesso il sistema sanitario diventa il primo punto di riferimento perché è il luogo dove qualcuno risponde subito. Ma non tutto si risolve con una visita o una terapia: molte situazioni hanno bisogno anche di ascolto, vicinanza e supporto sociale».

Ci sono persone che cercano nellospedale un luogo umano prima ancora che medico?

«Sì, accade frequentemente. Per alcune persone lospedale, il pronto soccorso o lambulatorio rappresentano un presidio umano oltre che sanitario: un luogo dove qualcuno risponde, ascolta, si prende cura. Questo ci dice quanto il bisogno relazionale sia diventato centrale. La salute non è solo assenza di malattia, ma anche sentirsi riconosciuti, accompagnati, parte di una comunità». 

Gli anziani soli stanno diventando la nuova emergenza invisibile?

«Assolutamente sì. Linvecchiamento della popolazione, la frammentazione delle famiglie e laumento delle cronicità stanno facendo emergere una fragilità molto profonda. Molti anziani vivono soli, con reti familiari ridotte e difficoltà nellaccesso ai servizi. Il rischio non è solo clinico, ma anche sociale: isolamento, depressione, perdita di autonomia, rinuncia alle cure. È unemergenza spesso invisibile perché si sviluppa lentamente e dentro le case». 

I servizi sociali e sanitari parlano davvero tra loro?

«Negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti importanti, soprattutto attraverso il lavoro territoriale, le Case della Comunità e i modelli di integrazione sociosanitaria. Tuttavia esistono ancora frammentazioni e differenze organizzative che rendono il dialogo non sempre fluido. La vera sfida oggi è costruire percorsi condivisi centrati sulla persona, dove sanitario, sociale e rete del territorio collaborino in modo continuativo e non solo episodico».

In conclusione, qual è oggi il problema sociale che si rischia di scambiare per un problema sanitario?

«La solitudine stessa. Molti sintomi fisici, accessi ripetuti ai servizi o condizioni di fragilità nascono da una mancanza di relazioni, sostegno e inclusione sociale. Se affrontiamo questi fenomeni solo dal punto di vista clinico rischiamo di medicalizzare problemi che hanno radici sociali profonde. Per questo oggi la vera sfida è prendersi cura delle persone non solo come pazienti, ma come cittadini inseriti in una comunità».

L’urologo Annibale Raimoldi: «La prevenzione prostatica è fondamentale»

Asst Valle Olona tremamondo – MALPENSA24
Visited 380 times, 1 visit(s) today