VISTO&RIVISTO Turner: in un mondo assordante l’arte di armonizzare il caos

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di Andrea Minchella

VISTO

TUNER- L’Accordatore, di Daniel Roher (Tuner, Canada- Stai Uniti 2026, 107 min.).

Primo lungometraggio del giovane regista canadese Daniel Roher che può vantare già un Oscar per il suo documentario del 2022 “Navalny”. Questa premessa è importante per meglio comprendere un film tutto sommato interessante seppur con qualche sbavatura e, soprattutto, influenzato da una scelta poco coraggiosa che dopo i primi dieci minuti suggestivi e serrati ridimensiona tutto ad una vicenda thriller troppo didascalica e ad una “love story” stereotipata e funzionale a ricomporre i vari elementi del film nel finale.

Detto questo “Tuner” è un progetto interessante scandito da una colonna sonora ricercata e delicata che, insieme ai bravissimi Leo Woodall e Havana Rose Liu e al gigantesco Dustin Hoffman, armonizza ed esalta una vicenda in cui i rumori, la musica e i silenzi diventano linguaggio universale per le anime gentili che faticano a muoversi in un mondo segnato da frastuoni, sordità e assenza di dolcezza.

Niki White è un giovane accordatore di pianoforti che lavora insieme al navigato, ormai quasi sordo, Harry Horowitz. Niki soffre di iperacusia e per questo gira sempre con dei tappi per potersi proteggere dai mille rumori molesti che ormai fanno parte della quotidianità newyorkese e non solo. Per meglio proteggersi a volte usa anche delle cuffie che lo distanziano drasticamente dal mondo esterno. Questo suo “handicap” lo rende un fine e sensibile professionista in grado di gestire i suoni dei tasti di un pianoforte come fossero delle melodie imperfette da armonizzare e da domare per raggiungere una sorta di perfezione celestiale che solo la musica dei pianoforti è in grado di esprimere.

Niki è un ragazzo sensibile e gentile e pur di aiutare il suo mentore Harry, malato e pieno di debiti, è disposto a usare il suo sopraffine udito per aiutare una banda di criminali che aprono casseforti di clienti ai quali hanno fornito precedentemente servizi di sicurezza. Niki grazie ad una sensibilità acustica spiccata riesce a sentire gli impercettibili movimenti delle complicate serrature che rendono quasi impossibile l’apertura di questi massicci scrigni. Inutile dire che questa collaborazione ad un certo punto metterà a rischio la vita di Niki e la sua piccola cerchia di affetti.

Parallelamente alla vicenda “criminal” Niki si innamora di una giovane compositrice di una rinomata scuola di musica in cui il bravo accordatore era andato per perfezionare il suono di uno dei pianoforti della struttura. La giovane Ruthie, all’inizio scettica, intravede nel pacato Niki, anche lui pianista prima che fosse colpito dalla malattia, una delicata e dolce possibilità di condividere la passione per la musica e per la composizione.

Il film ha un flusso armonico ma perde, con il passare del tempo, il fascino che aveva emanato nei primi dieci minuti. Il montaggio, la musica jazz, le inquadrature del primo pezzo della pellicola mi hanno fatto pensare ad un esperimento inedito e ben riuscito di raccontare un limite che si trasforma in un punto di forza, in una vita come tante. Senza eccessi o retorica la linea narrativa poteva sviluppare con maggiore coraggio il personaggio affascinate e dimesso di Niki interpretato magistralmente da un giovane Leo Woodall che farà parlare molto di sé. Il suo “handicap” trasforma il protagonista in un pacato e gentile ragazzo oggi sempre più raro da incontrare. In un mondo sordo, Niki affina una capacità ultra sensoriale di ascoltare anche i più impercettibili sussurri del mondo o della persona che si trova al suo fianco. Un’interessate riflessione sul potere della musica che deve essere ascoltata e non sentita. Una gentile analisi sull’incomunicabilità estrema di cui la società di oggi sembra soffrire.

Forse, a tratti, un film molto simile al bellissimo “Baby Driver” del 2017 in cui si ripete il meccanismo del ragazzo con una lacuna fisica che mette a disposizione per commettere reati. Ma comunque interessante.

***

RIVISTO

SOUND OF METAL, di Darius Marder (Stati Uniti 2019, 120 min.).

Un ritratto intenso e poetico sulla capacità di ricominciare. Una violenta acufene diventa per un musicista la possibilità di riscoprire sé stesso e le infinite vie per la guarigione intesa come accettazione. Un piccolo miracolo in cui musica, dolore e speranza si fondono in un’unica melodia armoniosa e delicata.

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