Confucio, le gambe del tavolo e le amministrative

confucio elezioni amministrative

di Gian Franco Bottini

Che un tavolo per essere solido debba avere almeno tre gambe lo ha ricordato recentemente Giulio Tremonti, chiarendo che tale affermazione era uno dei tanti aforismi che ci sono miracolosamente arrivati dalla Cina , da una distanza di oltre 2000 anni fa, da “tale” Nome supernoto ma misconosciuto nei suoi pensieri e che in questi ultimi tempi pare ridiventato di moda. Di una cosa siamo certi, che se Confucio fosse nato ai giorni nostri sarebbe sicuramente il più ricercato “opinionista televisivo”, invitato a parlare di tutto e di più (anche di Garlasco se del caso!), tale è la vastità delle sue opinioni che ci sono state tramandate.

Confucio predicava una società basata sull’etica e sui doveri sociali dei governanti, sulla meritocrazia, sull’armonia collettiva e quindi uno di quelli sul quale, a parole, in tanti hanno cercato nei secoli di metterci il cappello per dare una verniciata di democrazia a situazioni assai diverse. Ci ha provato persino l’attuale premier cinese Xi Jnping, presidente di una repubblica che più autoritaria è difficile da immaginare, faticando poi, nei fatti, in una difficile retromarcia.

Chissà se a Trump, il presidente della più grande democrazia mondiale, qualcuno ha mai segnalato il passaggio di Confucio in questo mondo!

Dire che nell’aforisma citato Confucio per gambe si riferisse a centri di potere (partiti o addirittura nazioni) e per tavolo intendesse sistemi di governo, pensiamo sia una interpretazione condivisibile soprattutto se ci guardiamo in giro nella realtà delle cose .

Le prime due gambe del tavolo sono sempre abbastanza facili da individuare, salvo in quelle realtà dove “qualcuno” pretenda di reggersi su una sola gamba, la sua, dando luogo a situazioni in eterno equilibrio precario , e costretto a metterci anche la prepotenza per mantenere la parvenza della stabilità del tavolo.

Restando nell’ambito di una metafora politica quindi le prime due gambe, in genere, sono facili da immaginare; le più naturali in un sistema democratico sono evidentemente “destra”e “sinistra” (nelle loro pur diversificate interpretazioni). Le difficoltà stanno nel trovare la terza gamba che abbia la solidità, le misure e lo “stile” confacente alle altre due, per garantire il suo importante ruolo di equilibrio. Se guardiamo la storia italiana degli ultimi decenni le prime due gambe sono state fornite da variegate coalizioni, appunto di destra e di sinistra, sempre bisognose però della terza gamba. Ad interpretare quest’ultima ci hanno provato fin dall’immediato dopoguerra Giannini con “L’uomo qualunque” e molto più tardi il “Patto Segni”, il Terzo Polo (Fini,Casini), la Lega di Bossi, Scelta Civica di Monti, 5 stelle di Grillo, Renzi e oggi (forse) Vannacci . Abbiamo sicuramente dimenticato più d’uno, comunque di quelli citati gli esiti conseguenti alla loro presenza ci sono ben noti; sicuramente non dei successi.

E nulla di diverso avviene nelle elezioni amministrative dove la scelta degli elettori dovrebbe essere orientata molto meno dall’appartenenza politica dei candidati ma molto di più dalla loro conoscenza dei problemi locali e dalle loro qualità personali. Ma quando le urne chiamano l’elettore comincia ad entrare in fibrillazione modello derby e i richiami televisivi della sera prima prevalgono su ogni altra assennata riflessione del giorno dopo.

” La Meloni iersera ha parlato bene” si ma la Schlein oggi è stata più convincente.” Sono le classiche discussioni da bar, che magari dimenticano si stesse parlando dei futuri sindaci di Busto, o Varese, o Gallarate e che i due citati politici nazionali, di queste città conoscono, forse, solo l’esistenza. Oggi persino Vannacci qualcosa, o più, porterà a casa dal bailamme delle campagne televisive che si scateneranno nel corso della prossima tornata elettorale amministrativa.

Eppure, parlando di amministrative, l’elettore qualcosa di più potrebbe fare per dare una terza gamba più solida all’ amministrazione della sua città. Qualcosa, come guardare con più attenzione, senso critico e meno qualunquismo alle Liste Civiche, entro le quali lui potrebbe incontrare ciò che serve perchè le inevitabili due solite usurate gambe politiche siano costrette a reggersi subendo i soliti dictat “da fuori” e i compromessi interni, che nulla hanno a che fare con il buon governo della città. Questo purché si tratti di Liste civiche vere e non di liste civiche fasulle, dove cioè i partiti, e i loro candidati sindaci, paiono nascondersi come dovessero vergognarsi di se stessi.

Ancora Confucio disse che non “basta concedere le elezioni per dire che un Paese è democratico; bisogna che il popolo sia istruito” (nel senso che l’elettore conosca l’importanza del suo ruolo e del suo voto). Ma qui da noi casca l’asino, perché tra astensionismo e voto di pancia in stile calcistico non dimostriamo certo di essere vicini a quello che Confucio suggeriva.

Presto arriveranno anche dalle nostre parti le elezioni amministrative per le più importanti città della provincia e ci spiacerebbe che Confucio, vedendo i risultati, si sentisse costretto a farci arrivare un suo nuovo aforisma, che oltretutto sarebbe uno sberleffo alla nostra democrazia: “Gli italiani condividono la necessità delle tre gambe, ma quando vanno a tavola lo fanno sulle solite due sedie”.

confucio elezioni amministrative – MALPENSA24

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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