Novara: “spogliava” le ragazze con l’intelligenza artificiale, lo scopre la Polizia

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L'indagine della Polizia sta proseguendo anche grazie a testimonianze di altre vittime

NOVARA – Foto normalissime, scatti quotidiani pubblicati sui social senza alcuna malizia. Poi il “passaggio” attraverso i filtri distorti dell’intelligenza artificiale per spogliare digitalmente le vittime e, infine, la condivisione del materiale in chat di messaggistica istantanea frequentate da centinaia di iscritti.

È lo squallido scenario di cyber-molestia scoperto a Novara dai poliziotti della Sezione operativa per la sicurezza cibernetica, che hanno perquisito un cittadino italiano residente nel capoluogo gaudenziano.

L’operazione, che ha interessato l’abitazione dell’uomo oltre ai suoi dispositivi informatici, è scattata su delega della Procura della Repubblica di Novara.

Il meccanismo del “Deepnude”

L’indagine è nata nel dicembre dello scorso anno, quando una ragazza ha scoperto che le proprie immagini, originariamente prive di qualsiasi riferimento sessuale, erano state manipolate con sofisticati software di intelligenza artificiale per essere trasformate in foto di nudo (i cosiddetti deepnude) e inserite all’interno di canali di messaggistica gestiti dall’indagato.

Caccia alle altre vittime

Ma il caso della prima denunciante rischia di essere solo la punta di un iceberg ben più profondo. Durante la perquisizione, infatti, gli agenti della Postale hanno sequestrato elementi significativi che dimostrerebbero la pubblicazione di materiale sessualmente esplicito riferibile ad altre ragazze, che gli inquirenti stanno ora cercando di identificare.

Sulla scia del clamore suscitato dalla vicenda, alcune giovani vittime hanno trovato il coraggio di uscire allo scoperto e presentare formale denuncia.

La nuova legge sul revenge porn e l’AI

Per l’indagato i guai giudiziari rischiano di essere pesanti. La contestazione si muove infatti sul terreno della recente introduzione normativa che ha integrato il codice penale (specificamente l’art. 612-quater c.p.): la legge oggi punisce severamente la diffusione di immagini modificate con sistemi di intelligenza artificiale idonee a trarre in inganno sulla loro genuinità, se private del consenso della persona offesa.

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