TRECATE – Ci sono almeno quattro elementi, un “poker d’assi”, che hanno reso possibile a Trecate un risultato che non era affatto scontato, quello del ritorno di una coalizione di centrosinistra alla guida della più importante città della Provincia di Novara dopo il capoluogo.
La coalizione larga e ricca di sensibilità
Il primo asso è stata la coalizione stessa. Un campo larghissimo, con tutti i partiti – Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra – e un ampio ventaglio civico. Sei liste, quasi cento candidati, che hanno moltiplicato le energie a disposizione dell’alleanza, sommando sensibilità e attenzioni, connettendo relazioni e reti. Qualcosa che va anche al di là degli aspetti esclusivamente quantitativi.
Le divisioni e gli errori del centrodestra
Il secondo asso sono state le divisioni del centrodestra. Anche qui, molto oltre gli aspetti esclusivamente numerici: lo spiega con chiarezza l’analisi dei numeri del ballottaggio. Sacco ha prevalso ottenendo 4.061 voti (pari al 52,47%), aumentando il bottino di 63 voti rispetto al primo turno.
Minera, invece, non è riuscito a riportare alle urne tutti coloro che lo avevano scelto al primo turno, scendendo dalle 3.759 di quindici giorni fa alle 3.679 prese di ieri. Questo significa il pacchetto di voti andati a Rosa Criscuolo (747 voti pari 8,78%) non hanno avuto alcun peso nella sfida decisiva.
Gran parte sono andati a ingrossare le fila dell’astensione, e in parte nella novantina di schede bianche e nulle conteggiate nelle urne. Al di là dei numeri quello che ha pesato è stata l’immagine litigiosa del centrodestra, che ai più è apparso tenuto insieme più dalla mancanza di alternative che da una reale convinzione. Basta pensare come è arrivata la convergenza dei partiti sul nome di Minera, “usato” come foglia di fico per un accordo che forse non si sarebbe mai concretizzato.
Senza contare infine gli infiniti errori di una campagna che ha provato inutilmente a riproporre dinamiche consunte del passato (si pensi all’affaire dell’ascensore della stazione), e che è stata sbagliata nei toni e negli argomenti, culminando con un “capolavoro al contrario”: portare alla chiusura una come Silvia Sardone, campionessa mondiale di aggressività e di toni esasperati, davvero aliena rispetto al profilo moderato e “buonsensista” che il povero Minera si era sforzato di indossare per mesi.
E se si considera che la comparsata finale della bionda consigliera regionale lombarda è stata praticamente l’unico contributo alla campagna offerto dalla Lega, si capiscono molte cose.
La campagna elettorale “centrata”
Il terzo asso – per converso – è stata proprio la campagna elettorale di Sacco. Lunga (da ottobre ad oggi) senza essere infinita (Minera si è affacciato addirittura a luglio), e soprattutto centrata nel tono e negli strumenti, con un mix di antico e moderno, di tecnologia e di tradizione, di social e di porta a porta. Scelta centrata per una realtà ibrida come Trecate, con le dimensioni della città e il cuore del paese.
Un cambiamento incarnato e non solo evocato
Infine il quarto asso, il più importante. Il centrosinistra ha saputo non solo evocare il cambiamento – una strada ovvia, dopo nove anni di Binatti conclusi nel modo rovinoso che tutti ricordano – ma lo ha incarnato.
A cominciare dal candidato sindaco, fino all’ultimo dei candidati nelle liste, si è assistito ad un vero passaggio d’epoca, con una maggioranza assoluta di ragazzi dai venti ai trent’anni che rappresentano fino in fondo una classe dirigente inedita, ora pronta a prendere in mano le sorti di Trecate.
Una partita da far tremare i polsi – e non a caso il sindaco Sacco non ha fatto altro che ricordare quanto ora ci sarà da lavorare – che partiti, movimenti e realtà civiche hanno deciso di far giocare ad una nuova generazione.
Ora lo sguardo si sposta in avanti: tra dodici mesi si gioca un’altra partita, quella delle comunali del capoluogo.
E per tutta la politica novarese c’è molto da riflettere.
