LEGNANO – Anche stavolta ha avuto ragione lui. Come nel 2020, “Mazinga Lorenz” corre solo con i fedelissimi e vince. Stavolta, il rivale Almici si è apparentato, ma ha perso lo stesso, anche se di un soffio: poco più di 500 voti, pari al 2% di quanti si sono recati alle urne tra domenica scorsa e ieri. Il centrosinistra amministrerà Legnano per altri cinque anni senza dovere niente a nessuno; a cominciare dal Patto Civico, che pure aveva offerto l’apparentamento ufficiale e da cui Radice (nella foto, dopo la vittoria) ha comunque preso quella manciata di voti in più, per l’esattezza 1.429 – presumibilmente da Rifondazione comunista, Avs e Cinque Stelle – che gli hanno permesso a di superare sul filo di lana il centrodestra. Per riuscirci, la maggioranza arancione ha dovuto anche aprire al centro, con l’ingresso in coalizione di Fare Centro, appunto.
Dall’altra parte, l’alleanza con la Lista Toia dopo lo strappo in campagna elettorale ha portato ad Almici 1.719 voti in più rispetto al primo turno, permettendogli di accorciare le distanze, ma non abbastanza per superare l’avversario. È probabile che il calo dei votanti (il 2,25% in meno rispetto al primo turno) abbia penalizzato di più proprio il centrodestra.
Solo 7 volti nuovi fra i consiglieri
Saranno solo 7 (su 24) i volti nuovi in consiglio comunale: nella maggioranza quelli di Enzo Tesoro, Marta Sassi, Pietro Cecalupo e Nicola Martocchia Diodati del Pd, Cristina Scutari della civica collegata Insieme per Legnano-Legnano Popolare e di Paola Barbazza (Fare Centro). Sui banchi dell’opposizione le new entry sono lo stesso Almici e Maira Cacucci, entrambi di Fratelli d’Italia; sempre che questa non rinunci per il concomitante impegno in consiglio regionale, nel qual caso le subentrerebbe Nicola Cavallari.
Cambierà volto il presidente dell’assemblea – l’uscente Umberto Silvestri, ricandidato al consiglio comunale, non è stato eletto – e qui si preannuncia il primo scontro tra le parti: in campagna elettorale il civico Amadei ha proposto di scegliere il presidente tra le file della minoranza; proposta accolta da Almici ma non da Radice che, come tutto fa pensare, punterà ancora su un nome di sua fiducia.
Fdi: «Opposizione da primo partito»

Fra i commenti al responso delle urne, Cacucci (Fdi) riconosce che «non è quello che speravamo e che abbiamo perseguito con impegno durante questi mesi di lavoro sul territorio. Tuttavia, va rispettato e rappresenta la libera scelta dei cittadini legnanesi. Per questo rivolgo al sindaco rieletto i miei auguri di buon lavoro. Vi è però un risultato politico di assoluto rilievo che merita di essere evidenziato: Fratelli d’Italia è oggi il primo partito della città di Legnano. Un traguardo importante che testimonia la fiducia crescente dei cittadini nei confronti del nostro progetto politico e che rappresenta il riconoscimento del lavoro svolto con serietà, costanza e dedizione da tutta la nostra squadra (nella foto sopra).
«Essere il primo partito di Legnano è per noi motivo di orgoglio, ma soprattutto una grande responsabilità. Desidero inoltre sottolineare il risultato complessivo ottenuto dalla coalizione di centrodestra, che ha saputo presentarsi unita, credibile e competitiva, costruendo un percorso politico solido e condiviso. La crescita del consenso registrata in questi anni dimostra come esista una parte sempre più ampia della città che guarda con interesse e fiducia alle proposte del centrodestra per il futuro di Legnano. Saremo un’opposizione determinata – aggiunge Maira Cacucci – preparata e rigorosa nel controllo dell’azione amministrativa, difficilmente ignorabile, ma sempre rispettosa. Proposte e confronto saranno i princìpi che guideranno il nostro lavoro nei prossimi anni. Fare opposizione non significa opporsi per principio, ma valutare ogni scelta nell’interesse esclusivo della città».
Lega: «Tanti chiedono una città diversa»
«Un sentito ringraziamento al nostro candidato sindaco Mario Almici – fa sapere la sezione cittadina della Lega – che ha guidato una campagna elettorale intensa, appassionata e impegnativa, portando avanti con coerenza e determinazione i valori e le peculiarità della proposta di centrodestra, fondata sulla sicurezza, sul rilancio economico e su una visione alternativa per il futuro della nostra città. Il risultato finale ci vede sconfitti per una manciata di voti. Un esito che naturalmente lascia amarezza, ma che non scalfisce la convinzione di aver rappresentato una parte importante e significativa della cittadinanza, che chiede una Legnano diversa e priorità differenti rispetto a quelle della sinistra».
Toia: «La vera battaglia comincia adesso»

«Oggi ha vinto Radice, domani i legnanesi presenteranno il conto – è l’analisi di Carolina Toia (qui sopra) – Saremo il fiato sul collo di chi ha usato 100 milioni del Pnrr per farsi la campagna elettorale. Quei soldi devono tornare nelle tasche dei cittadini. La ricreazione è finita: Radice vince il ballottaggio ma a perdere è Legnano. Ha vinto la città radical, quella delle passerelle ideologiche, dei salotti chic. Da domani, com’è stato negli ultimi cinque anni, torneremo in consiglio comunale per un’opposizione intransigente. Per la Lista Toia la vera battaglia comincia adesso».
«Voto responsabile e antifascista»
Sul fronte opposto, Rifondazione comunista «si congratula con gli elettori legnanesi che, con un voto responsabile e antifascista, hanno impedito che il governo della nostra città finisse nelle mani di una compagine fortemente caratterizzata a destra. Noi continueremo a lavorare perché i temi costituzionali della pace, del lavoro, della tutela del territorio, della salute dei cittadini, dei diritti e della giustizia sociale diventino sempre più centrali nel dibattito politico cittadino. Crediamo che solo una “buona politica”, trasparente e capace di ascoltare e dialogare con tutti i cittadini, possa riportare alla partecipazione e al voto quella metà degli elettori legnanesi che in questa tornata elettorale hanno scelto di non esprimersi».
Cinque Stelle: «No a logiche di autosufficienza»
Per il Movimento 5 Stelle Alto Milanese «il risultato del ballottaggio è stato particolarmente combattuto e dimostra quanto ogni voto abbia avuto un peso importante nell’esito finale. Pur a fronte di differenze e di una mancata convergenza formale nel percorso tra il primo e il secondo turno, il Movimento 5 Stelle e i suoi elettori hanno dimostrato senso di responsabilità, scegliendo di non alimentare divisioni e di non favorire una vittoria della destra. Una scelta tutt’altro che scontata, compiuta mettendo al primo posto il futuro della città. Per questo auspichiamo che il risultato possa rappresentare l’inizio di una fase nuova, caratterizzata da un dialogo più forte e da una collaborazione più concreta fra tutte le forze che si riconoscono nei valori progressisti, civici, ambientalisti e sociali. Le sfide che attendono Legnano sono troppo importanti per essere affrontate con logiche di autosufficienza o con la convinzione che il risultato elettorale esaurisca il confronto politico».
Brumana: «Gravi problemi irrisolti»
Per il consigliere comunale uscente Franco Brumana, confluito nel Patto Civico, «Radice si è guadagnato il successo con un grande e costante lavoro di auto promozione iniziato il giorno del suo precedente insediamento, oltre che con una programmazione accurata di ogni sua azione, con la sua grande capacità di comunicazione pubblica e di convincimento individuale, con una perfetta campagna elettorale condotta in modo molto professionale, con una notevole spregiudicatezza e con la creazione di una squadra di azione propagandistica numerosa, efficiente ed entusiasta.
LEGGI ANCHE:
Legnano, il centrosinistra mette Radice: confermato sindaco con il 51,07%
