Vannacci conferma: con questa Meloni no. Con una Meloni diversa sì. Cioè: basta eccesso di moderazione, spazio all’inderogabile radicalità. Radicalità che promette lui, il generale. A suo modo. Il modo, per dire, dei lepenisti francesi o degli spagnoli di Vox o dei tedeschi di Afd. Estremismo opportuno, vien spiegato, in una società che equivoca su questa parola: non di demonizzare gli altri si tratta, ma d’evitare di santificarli. Com’è costume della sinistra storica, che una vera destra deve combattere.
Combattere, appunto. Roba da militari. E il graduatissimo si ritiene adatto/perfetto alla bisogna. Ne reca testimonianza, spiega, l’afflusso d’adesioni massiccio, convinto, progressivo a Futuro Nazionale, partito in sorpasso su altri partiti prima ancor di nascere. Altro che Sporca dozzina: avanti così e i seguaci si conteranno a centinaia di migliaia. Perfino a milioni, nelle elezioni a venire. Dove, garantisce l’ex parà, s’annuncia una pulitissima vittoria.
Pericolo vero? Arcivero. Difatti Giorgia, reduce da un quadriennio di risultati scarsi (tasse su, economia giù, squadra di Chigi più giù che su, trumpismo su e giù), ha aperto la pratica. Per chiuderla, due ipotesi: o integrare, di qui al voto, Vannacci, obbligando all’indigeribile Forza Italia, Lega e larghe frange d’italiani. O discostarsene d’amblè, immaginando d’usare a tale scopo la nuova legge elettorale, di cui si comincerà a discutere tra pochi giorni. Un proporzionale con premio di maggioranza, listini bloccati, indicazione del candidato premier sul simbolo dei partiti alleati. Ciò che obbligherà la sinistra a decidere, dunque a litigare, infine a scegliere un nome debole. E a favorire lei Meloni, felice d’ammantare del suo carisma la campagna propagandistica, con Salvini ormai out e Tajani amebizzato da MariBerlu.
Più probabile che sull’ipotesi uno faccia aggio l’ipotesi due: Vannacci sia lasciato andare per la sua strada, salvo recuperarlo a urne chiuse, se ne varrà la pena. Ne è spia l’accusa urticante rivoltagli dalla presidente del Consiglio: per sei volte i tuoi han votato in Parlamento come la sinistra. Come dire: chi è il vero traditore della valorialità conservatrice? L’ammonimento internazionale aiuterà l’ex underdog proiettata al raddoppio: Il Partito popolare europeo mai condividerebbe l’ingresso di FN in maggioranza e governo italiano. Un’opinione determinante, se vogliamo chiamarla opinione invece di qualcos’altro. Ha voglia Mario Borghezio a definire il generale una sorta di redivivo De Gaulle. De Autogol, semmai, qualora Meloni l’imbarcasse.
Però (obiezione) De Autogol vale oggi il 4,5%, domani probabilmente di più. Dove recuperare tali consensi? Tre capisaldi. 1) Profittare al meglio della citata/riscritta legge elettorale, non a caso chiamata Stabilicum. 2) Stringere un patto d’azione con MariBerlu, spostando FdI su posizioni più liberal, più moderate, più acconce a una moderna idea di governance attenta al realismo del buonsenso. 3) Avocare i suffragi centristi, lasciando cadere il veto all’intesa con Calenda: percentualmente vale meno di Vannacci, e tuttavia se venisse soffiato alla sinistra varrebbe nel presente assai più del Futurista. Che in fondo non è né un Marinetti né un Boccioni né un Balla. E dunque, a proposito di Azione e di ballo, un giro di valzer ci sta. Ci sta eccome.
