di Andrea Minchella
VISTO
RICCHI…DA MORIRE – DELITTI IN FAMIGLIA, di John Patton Ford (How to Make a Killing, Stati Uniti 2025, 105 min.).
Remake del più riuscito “Sangue Blu”, pellicola britannica del 1949 liberamente ispirata al romanzo “Israel Rank: The Autobiography of a Criminal”, “Ricchi…da morire” è uno di quei film che intrattengono il minimo necessario per il tempo della visione, e poi scompaiono nel dimenticatoio per sempre. Io li definisco “Fast Films”: li guardi e li dimentichi subito. Non sempre questo genere di film è necessariamente brutto o inutile. A volte, come in questo caso, il prodotto che scegliamo di vedere è ben costruito e il flusso degli eventi scorre senza troppi intoppi. Ma la leggerezza con cui tutto viene elaborato trasforma l’esperienza cinematografica in una faccenda temporanea che si dissolve non appena mettiamo piede fuori dalla sala.
Una sceneggiatura debole e troppo asciutta, una direzione poco coraggiosa, un cast bi dimensionale che non graffia i personaggi, sono solo alcuni elementi che rendono un buon progetto sulla carta una pellicola debole senza lacune madornali ma neanche con picchi estetici sublimi. Il racconto si dipana con una certa noia drammaturgica che offusca quel poco di sensato presente nella vicenda rendendo il progetto poco più che dignitoso ma nulla di più.
Il fulcro del film è, ahimè, Glen Powell che con il suo volto bi-dimensionale non riesce ad imprimere nessun tipo di vitalità sincera al personaggio che interpreta. Inspiegabilmente Powell viene scelto per i ruoli più disparati, anche se la sua espressione facciale è pressoché identica a quando, poco più di vent’anni fa, ha cominciato ad interpretare ruoli per il cinema. Per me rimane tutt’oggi un mistero.
A parte Powell, che interpreta un ragazzo ripudiato da una famiglia miliardaria, il film ripercorre con una certa dose di ironia nera il tentativo del giovane erede Becket Redfellow di ricevere l’immensa fortuna di famiglia grazie ad una serie di omicidi che possano azzerare la linea testamentaria prima di lui. Becket punta alla ricchezza da cui fu estromesso, insieme a sua madre, quando ancora non era nemmeno nato. Cresciuto solo con la mamma Mary, ereditiera Redfellow ma allontanata perché decisa a vivere con un ragazzo povero e senza ambizioni, quando Becket diventa adulto decide di vendicare la morte della madre, venuta a mancare giovane in solitudine e povera. Cerca in ogni modo di rimettersi in gioco per l’eredità miliardaria detenuta dal nonno Whitelaw, un tenebroso Ed Harris. Il testamento, neanche a dirlo, prevede che alla morte di Whitelaw la gigantesca quantità di soldi, immobili, società e altri giocattoli costosi andranno al più anziano della stirpe discendente. Dunque Becket deve eliminare uno a uno tutti i cugini e gli zii per diventare il più anziano erede, ma anche l’unico.
La “maratona” omicidiaria scorre senza grandi problemi per il glaciale Glen Powell. Anche l’FBI, che si mette subito sulle tracce del probabile assassino (le morti ravvicinate dei vari Redfellow risulterebbero insolite anche all’inquirente più distratto), fatica a districarsi in una scia di omicidi che non lascia tracce né sospetti evidenti.
A completare la vicenda c’è una eccentrica e affascinante Margaret Qualley che interpreta Julia, un’amica di Becket fin da quando erano bambini. Julia è l’unica che scopre il piano di Becket e decide di ricattarlo sia per l’enorme quantità di soldi in ballo, sia perché non ha mai smesso di amarlo da quando erano solo dei bambini.
Il finale, come tutta la pellicola, non nasconde nulla di sorprendente indebolendo completamente la risicata tensione drammaturgica che si respira per tutta la durata del film.
Seppur interessante il senso centrale su cui si poggia l’intera faccenda di Becket, che si trova spesso ad un bivio tra la ricchezza pagata con il rischio e la violenza e l’accontentarsi di poco per una vita serena e senza rimpianti, il film scorre senza restituirci un suggestivo e intrigante racconto sì equilibrato ma anche enigmatico nello sviluppo e nell’intreccio.
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RIVISTO
SANGUE BLU, di Robert Hamer (Kind Hearts and Coronets, Regno Unito 1949, 106 min.).
Nell’Inghilterra dei primi del Novecento un giovane ragazzo decide di uccidere tutti i suoi parenti per ereditare l’immensa fortuna di famiglia da cui è stato estromesso quando ancora non era nato. Un camaleontico e gigantesco Alec Guinness che interpreta nove personaggi in maniera magistrale. Da rivedere.
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