VARESE – L’assemblea annuale dell’Ordine dei Consulenti di Varese guarda al futuro. Ospitata alle Ville Ponti nel pomeriggio di ieri – lunedì 29 giugno – ricambio generazionale e attrattività della categoria sono i due binari che hanno guidato l’assemblea e il confronto fra gli oltre cento consulenti che hanno partecipato all’incontro. Dieci anni fa, nel 2017, i professionisti iscritti all’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Varese erano 321.
Una professione solida
«La nostra è una professione solida, che conta oggi circa 27 mila professionisti su tutto il territorio nazionale, con un reddito medio che si attesta intorno ai 60 mila euro e per i giovani che oggi si abilitano, la disoccupazione è praticamente pari a zero», ha ricordato il presidente provinciale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, Michele Frattini. «Soprattutto nel Nord Italia, la domanda di professionisti supera l’offerta, le imprese chiedono un’assistenza sempre più continua, tecnica e qualificata. Ciononostante in poco più di un decennio la presenza degli under 35 nella nostra categoria si è più che dimezzata. Abbiamo una professione che il mercato richiede a gran voce, e troppi pochi giovani che vi si affacciano».
Pochi giovani
Stando a quanto emerso dall’assemblea, le ragioni della mancanza di giovani in carriera sono da ricercare fin dal percorso d’accesso alla professione: impegnativo e selettivo, che richiede una laurea, diciotto mesi di praticantato e un esame di Stato. Un percorso che, però, non deve scoraggiare. Soprattutto perché, nel corso della professione, «si presidia la legalità, traduce la norma in equità e si accompagnano persone e imprese nei passaggi più delicati, come dimostrano da ultimo il nuovo quadro del “salario giusto” e tutto quanto introdotto dal “Decreto primo maggio”». I giovani consulenti, inoltre, tendono sempre più spesso a lavorare in azienda, piuttosto che aprire uno studio, anche per conciliare con più agevolezza vita privata e lavoro. «Ma scartare per questo a priori il lavoro in studio rischia di essere paradossalmente un limite alla crescita personale e professionale – avverte Frattini –, quello che serve per attrarre i giovani è adottare un diverso modello organizzativo in studio, innovativo per tecnologia e gestione dei tempi, anche anticipando il praticantato».
Costruire i giovani per il futuro
E anche l’Ordine professionale è pronto a fare la sua parte, rafforzando i rapporti con l’Università e con gli istituti del territorio, costruendo occasioni di orientamento e accompagnando i praticanti verso la professione. «Come disse il presidente Usa, Franklin Delano Roosevelt: “Non sempre possiamo costruire il futuro per i nostri giovani, ma possiamo costruire i nostri giovani per il futuro”», ha concluso Frattini.
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