Varese, venduto l’immobile abbandonato in via Adamoli. Ma la politica si divide

Varese via Adamoli vendita
Il compendio di via Adamoli

VARESEGiuseppe Pullara (Italia Viva) parla di «un passo concreto e positivo verso il recupero del patrimonio edilizio e la riqualificazione urbana di un’area strategica e centrale. Si tratta di un investimento privato, ma è fondamentale che le amministrazioni locali creino le condizioni di sistema affinché la città risulti attrattiva». Al contrario, per Stefano Angei (Lega): «Il sindaco Davide Galimberti e la sua squadra si precipitano a rivendicare meriti che non hanno, come se fossero stati loro a condurre trattative, firmare rogiti o investire capitali». Visioni diametralmente opposte, insomma, riguardo la vendita del grande compendio immobiliare abbandonato da anni tra via Adamoli e via Casula, a Varese, proprio di fronte all’area della stazione Nord.

La vendita

L’operazione era stata annunciata negli scorsi giorni dal Comune di Varese. «L’attività amministrativa di contrasto all’evasione fiscale ha permesso di favorire le operazioni di compravendita del compendio», recitava la nota diffusa in proposito. E l’assessore alla Risorse, Cristina Buzzetti, spiegava: «Si tratta di una procedura amministrativa che, da un lato, ha consentito al Comune di Varese di recuperare un importo di 540.000 euro di debito tributario, che potranno confermare lo sforzo dell’attività di recupero che finanzia i servizi e la spesa corrente; e al tempo stesso ha consentito di accelerare la compravendita e la conseguente possibilità di rigenerazione di un compendio immobiliare con un ampio parcheggio multipiano, da anni in stato di abbandono».

Un lento degrado

Un tempo polo di uffici pubblici e privati, il compendio di via Adamoli versa, da troppi anni, in uno stato di abbandono pressoché totale. Tra vetrine rotte, cumuli di rifiuti, saracinesche abbassate e odori tutt’altro che piacevoli, a sopravvivere nel grande complesso – posizionato in una zona strategica, a ridosso delle due stazioni – è, ormai, soltanto un bazar cinese.

«Una notizia attesa da anni»

Per Pullara, quella della vendita è una notizia «attesa da anni». Di seguito il messaggio integrale diffuso dal consigliere di Italia Viva:

La notizia della vendita dello stabile abbandonato di Via Adamoli, situato di fronte alla stazione delle Ferrovie Nord, era attesa da anni. Le aree dismesse e degradate alimentano insicurezza e rendono le città meno attrattive.
Questa iniziativa rappresenta per Varese un passo concreto e positivo verso il recupero del patrimonio edilizio e la riqualificazione urbana di un’area così strategica e centrale. Lo stabile, da anni in stato di abbandono, era fonte di degrado e preoccupazione per i residenti e i pendolari di passaggio. Si tratta di un investimento privato, ma è fondamentale che le amministrazioni locali creino le condizioni di sistema affinché la città risulti attrattiva. Grazie a questa vendita si apre la possibilità di interventi di recupero che auspichiamo forieri di benefici tangibili per la collettività: ripristino della sicurezza, miglioramento dell’estetica urbana e del decoro, e nuova vitalità economica e del commercio di prossimità. Ci fa, inoltre, piacere apprendere che questo piano di recupero parta dai fabbricati esistenti – che sono anche di pregio considerata la presenza di un’opera di Marcello Morandini – riducendo così il consumo di suolo e limitando l’impatto ambientale rispetto a nuove costruzioni.
Seguiremo con attenzione gli sviluppi, e per quanto sarà nelle facoltà delle commissioni competenti e del consiglio comunale vigileremo affinché il progetto rispetti criteri di qualità architettonica, efficienza energetica e accessibilità, e soluzioni che contemplino spazi pubblici aperti e servizi utili ai cittadini.

Questione case popolari

Più critico, invece, il consigliere di opposizione Angei. Qui le sue parole:

A Varese la Giunta Galimberti ha finalmente svelato la sua vera vocazione: non amministrare la città, ma fare da intermediari immobiliari.
Ogni volta che un privato conclude un’operazione, il Sindaco e la sua squadra si precipitano a rivendicare meriti che non hanno, come se fossero stati loro a condurre trattative, firmare rogiti o investire capitali.
L’ultimo caso, quello di via Casula, è emblematico: una vendita interamente privata, senza alcun ruolo del Comune, trasformata dalla Giunta in un presunto trionfo dell’azione amministrativa.
Se questa è la nuova passione del Sindaco e dei suoi, allora li invitiamo a occuparsi degli immobili che dipendono davvero da loro, quelli di proprietà comunale, quelli dove non possono nascondersi dietro ai privati per prendersi meriti altrui.
Perché mentre Galimberti & Co. si dedicano alla narrazione della “rigenerazione urbana” fatta da altri, le case popolari del Comune di Varese cadono a pezzi.
Il caso di via Valverde è una vergogna che non può essere ignorata: ascensori rotti da mesi e mesi, anziani e disabili bloccati in casa, costretti a vivere come reclusi perché il Comune non interviene.
Una situazione indecente, che non richiede conferenze stampa ma manutenzione immediata, responsabilità e rispetto per chi abita in quelle strutture.
E via Valverde non è un’eccezione: molti immobili ERP comunali presentano infiltrazioni, impianti non funzionanti, degrado strutturale e condizioni che non sono degne di una città che pretende di parlare di “rigenerazione urbana”.
La stessa smania di protagonismo si è vista con l’ex Aermacchi: un intervento al 100% privato, che la Giunta ha tentato di trasformare in un proprio successo politico.
Una narrazione che non regge: quando c’è da lavorare davvero, il Comune sparisce; quando c’è da prendersi meriti non propri, il Comune compare.
Meno storytelling, più lavoro.
Meno passerelle su operazioni private, più interventi concreti sulle case dei varesini.
Meno smania di apparire, più capacità di amministrare ciò che è davvero competenza del Comune.
La città non ha bisogno di un Sindaco che fa il commentatore delle operazioni immobiliari dei privati.Ha bisogno di un’amministrazione che ripari gli ascensori, metta in sicurezza gli edifici, garantisca decoro e vivibilità, e che smetta di ignorare le condizioni indecenti in cui vivono centinaia di famiglie.

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