Omicidio Potincu, ergastolo per Mostoni. «Assassino, hai ucciso mia figlia»

BUSTO ARSIZIO – Ergastolo per Andrea Mostoni. È la sentenza pronunciata dalla Corte d’assise del tribunale di Busto Arsizio nel processo per l’omicidio di Vasilica Potincu, la donna trovata senza vita il 25 maggio dello scorso anno in un appartamento di via Stelvio a Legnano. Il verdetto è arrivato poco prima delle 17 di oggi, martedì 14 luglio, al termine di circa sette ore di camera di consiglio. L’Assise, presieduti da Rossella Ferrazzi con Daniela Frattini e i giudici popolari a latere, hanno accolto la richiesta del pubblico ministero Ciro Caramore, riconoscendo l’aggravante dello stalking ma escludendo quella della premeditazione.

Assassino, hai ucciso mia figlia

Subito dopo la lettura del dispositivo, in aula è esplosa la disperazione della madre della vittima, che ha urlato contro l’imputato: «Assassino, hai ucciso mia figlia». La Corte ha inoltre riconosciuto il diritto al risarcimento delle parti civili, da quantificare in sede civile, disponendo una provvisionale complessiva di 380 mila euro.

Riconosciuto lo stalking

Secomdo l’accusa il 26enne, cliente della lavoratrice del sesso, aveva prestato circa 50mila euro alla donna della quale si era invaghito nella speranza di avere con lei una relazione. Quando ha capito che questo non sarebbe mai accaduto ha iniziato a chiedere la restituzione del denaro in modo sempre più insistente. Davanti al rifiuto della donna l’avrebbe uccisa.

Mostoni, operaio di Robecco sul Naviglio, era accusato dell’omicidio aggravato della donna e si è sempre dichiarato estraneo ai fatti. La difesa, rappresentata dall’avvocato Emanuela Re, aveva chiesto l’assoluzione sostenendo che durante il dibattimento non fossero emersi elementi sufficienti a dimostrare né la responsabilità dell’imputato né la contestazione relativa agli atti persecutori.

Potenzialmente seriale

Nel corso della requisitoria, il pm ha tracciato un profilo di elevata pericolosità dell’imputato, arrivando ad affermare che, se non fosse stato fermato, «avrebbe potuto trasformarsi in un assassino seriale». «C’è un episodio inquietante che getta una luce sinistra sull’imputato», aveva aggiunto il magistrato.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, il giovane di Robecco sul Naviglio, arrestato pochi giorni dopo il delitto, avrebbe iniziato ad applicare «lo stesso modus operandi» anche nei confronti di una seconda prostituta. «Prestare denaro per ingenerare nella ragazza un senso di sudditanza, per poi ossessionarla e perseguitarla. È la stessa cosa che ha fatto con la vittima e lo ha fatto contemporaneamente con entrambe le donne», ha sostenuto Caramore.

La Corte depositerà le motivazioni in 90 giorni. Molto probabile l’impugnazione in Appello della sentenza di primo grado da parte della difesa del giovane.

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