BUSTO ARSIZIO – Ergastolo per Andrea Mostoni. È questa la richiesta di condanna formulata dal pubblico ministero Ciro Caramore nella mattinata di oggi, martedì 7 luglio, davanti alla Corte d’Assise presieduta da Rossella Ferrazzi, con Daniela Frattini e la giuria popolare a latere, al termine di una requisitoria durata circa un’ora. Mostoni è accusa dell’omicidio di Vasilica Potincu, la escort di 36 anni trovata morta il 25 maggio 2025 in un appartamento di via Stelvio, a Legnano, con un coltello conficcato nella schiena.
La serialità
Nel corso dell’intervento, il pm ha tracciato un profilo di elevata pericolosità dell’imputato, arrivando ad affermare che, se non fosse stato fermato, «avrebbe potuto trasformarsi in un assassino seriale». «C’è un episodio inquietante che getta una luce sinistra sull’imputato», ha aggiunto il magistrato.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, il giovane di Robecco sul Naviglio, arrestato pochi giorni dopo il delitto, avrebbe iniziato ad applicare «lo stesso modus operandi» anche nei confronti di una seconda prostituta. «Prestare denaro per ingenerare nella ragazza un senso di sudditanza, per poi ossessionarla e perseguitarla. È la stessa cosa che ha fatto con la vittima e lo ha fatto contemporaneamente con entrambe le donne», ha sostenuto Caramore.
A sostegno di questa tesi, il pubblico ministero ha letto in aula alcuni messaggi inviati dalla seconda donna a Mostoni, definendoli «messaggi che indicano paura, addirittura terrore». Un atteggiamento che, secondo l’accusa, sarebbe stato analogo a quello tenuto da Vasilica. Per il pm, Mostoni chiedeva alla donna in modo ossessivo la restituzione del denaro che le aveva prestato, «probabilmente nella speranza di avere con lei una relazione». «Potincu era terrorizzata da Mostoni, ce lo dicono numerose testimonianze», ha affermato Caramore.
Mostoni responsabile di tutto
Nel corso della requisitoria il magistrato ha inoltre ripercorso le principali fasi dell’indagine, richiamando gli elementi raccolti dagli investigatori: orari, celle telefoniche, immagini delle telecamere di videosorveglianza ed evidenze scientifiche. Alla luce di questo quadro, l’accusa ritiene provata la responsabilità dell’imputato per l’omicidio, così come l’aggravante della premeditazione e la contestazione degli atti persecutori nei confronti della vittima.
Al termine della requisitoria del pubblico ministero è iniziata la discussione delle parti civili.
