VARESE – Un cinquantenne residente in provincia di Varese è stato condannato dal Tribunale di Varese a tre anni di reclusione e a 15 mila euro di multa per diffusione di materiale pedopornografico. La sentenza, pronunciata oggi, giovedì 16 luglio, dal collegio presieduto da Alessandro Chionna, dispone anche le pene accessorie dell’interdizione perpetua da incarichi pubblici e privati che comportino contatti con minori e dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata della pena.
La condanna
Il collegio ha escluso una delle aggravanti contestate dalla Procura, relativa alla presunta età inferiore ai 16 anni delle persone ritratte nelle immagini, ritenendo non raggiunta la prova necessaria. La decisione ha inciso sulla determinazione della pena, inferiore alla richiesta formulata dal pubblico ministero Stefania Nadalini, che aveva chiesto tre anni e sei mesi di reclusione e una multa di 5 mila euro. Il Tribunale ha invece aumentato la sanzione pecuniaria a 15 mila euro.
600 file tra foto e video
Secondo l’accusa, l’uomo custodiva sul proprio smartphone circa 600 file tra fotografie e video pedopornografici e avrebbe condiviso quattro di questi contenuti, due inviati e due ricevuti, attraverso un gruppo Telegram e un canale WhatsApp. La condanna riguarda la divulgazione e la cessione del materiale, mentre l’imputato aveva già definito con un patteggiamento a Milano il procedimento per la detenzione degli stessi file.
L’arresto
L’uomo, assistito dall’avvocato Federico Buzzi, era stato arrestato nel 2021 nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano su un circuito di scambio di immagini e video a contenuto pedopornografico. Dopo il patteggiamento della pena di due anni aveva avviato un percorso di giustizia riparativa con uno psicoterapeuta e versato 1.500 euro a un fondo destinato alle vittime dei reati sessuali.
La difesa
La difesa aveva chiesto l’assoluzione sostenendo il carattere occasionale dell’episodio, evidenziando che i file erano stati condivisi nello stesso momento all’interno di un gruppo privato e contestando la possibilità di stabilire con certezza l’età delle persone ritratte nei video. Aveva inoltre ricondotto il possesso del materiale a un periodo di particolare fragilità personale successivo alla morte di entrambi i genitori. Il Tribunale non ha accolto questa ricostruzione. La difesa ricorrerà quasi certamente in Appello.
