Inchiesta contro la pedopornografia, in webcam anche bimbi di due anni

milano pedopornografia indagati

MILANO – Un’operazione coordinata dalla Procura di Milano ha portato alla luce una rete di abusi digitali internazionale e che attraversa l’Italia, culminando nell’arresto di due persone e nella denuncia di altre quattro. L’inchiesta, condotta dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia online della Polizia Postale, ha svelato i contorni del cosiddetto “live distant child abuse“, una forma di violenza sessuale che si consuma attraverso lo schermo con le webcam. L’attività investigativa ha permesso di rintracciare un uomo di 47 anni in provincia di Trento e uno di 31 in provincia di Reggio Calabria, entrambi accusati di detenzione e divulgazione di ingente materiale pedopornografico. Gli altri indagati, con un’età compresa tra i 47e i 57 anni, risiedono tra le province di Milano, Roma, Latina e Brescia. Tra loro anche un ex consigliere comunale.

La rete e gli abusi

Bambini del sudest asiatico, anche molto piccoli, costretti a compiere atti sessuali con altri bambini, adulti, ripresi in diretta streaming, ad uso e consumi di una clientela pagante, in Europa e in altre parti del mondo, spesso con la complicità dei genitori. E’ l’orrore scoperto dalla maxi indagine della Polizia Postale di Milano, che grazie ad una articolata e meticolosa operazione sotto copertura, è riuscita ad intrufolarsi nella rete. Per accedervi si passava attraverso siti pornografici, dove a seconda della tipologia di ricerca effettuata, si poteva entrare in contatto con chi poi dava gli accessi al servizio per pedofili. Pagando dieci, venti euro, si aveva accesso alla webcam, dopo aver addirittura scelto la vittima, e potendo anche chiedere come dovesse essere vestita o truccata. Lì il cliente aveva accesso diretto ad un “facilitatore”, al quale dare ordini su cosa avrebbero dovuta fare i bambini per lui.

Le indagini

Partendo da una segnalazione di un’agenzia americana , la polizia informatica si è messa al lavoro riuscendo a risalire agli indagati. Il materiale informatico sequestrato durante le perquisizioni rappresenta ora il fulcro del lavoro degli inquirenti, chiamati a ricostruire la rete dei contatti e a identificare le giovani vittime coinvolte. La complessità di questa indagine è nella natura stessa del reato contestato, che si distacca dalle forme tradizionali di pedopornografia per addentrarsi in una dimensione di interazione diretta e simultanea. 

Il fenomeno del live distant child abuse

Si configura come una delle manifestazioni più oscure del potere esercitato tramite la tecnologia ed è la prima volta che viene dimostrato attraverso una indagine. A differenza della semplice detenzione di immagini, questa modalità prevede una coercizione in tempo reale, dove l’abusante utilizza la webcam come uno strumento di dominio a distanza. Si tratta di una dinamica psicologica complessa in cui la distanza fisica viene annullata dalla presenza costante e intrusiva del digitale, dove l’aggressore sfrutta la vulnerabilità dei minori e la loro confidenza con i mezzi di comunicazione per stabilire un legame di controllo che, pur restando immateriale, produce ferite tangibili. La mancanza di un contatto fisico immediato non attenua la gravità della violenza, ma spesso ne amplifica gli effetti psicologici, rendendo la vittima soggetta a una manipolazione costante che può avvenire in qualunque momento e in qualunque luogo, abbattendo le barriere di protezione domestica.

milano pedopornografia indagati – MALPENSA24
Visited 170 times, 1 visit(s) today