Pedopornografia online: sei arresti, sequestrati 200mila file. Indagini a Varese

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MILANO – Maxi blitz della Polizia di Stato contro il traffico di materiale pedopornografico in rete. L’operazione “Iris“, condotta dagli specialisti del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Lombardia sotto la direzione della Procura di Milano, si è conclusa con sei arresti in flagranza e tre denunce a piede libero tra la Lombardia e la Campania. I soggetti coinvolti sono accusati di detenzione e condivisione di immagini e video riguardanti lo sfruttamento di minori.

Le indagini e la rete transnazionale

L’inchiesta ha preso il via lo scorso dicembre, grazie al coordinamento del Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online e alla cooperazione con una struttura no profit internazionale specializzata nella tutela dell’infanzia. L’attività investigativa ha permesso di infiltrarsi in diversi canali d’accesso e piattaforme di messaggistica utilizzate per lo scambio di file illeciti a livello transnazionale. Attraverso complessi tracciamenti informatici, gli agenti sono risaliti a una serie di account specifici tramite i quali venivano scaricati e diffusi contenuti di pornografia. Gli approfondimenti operativi hanno quindi consentito di identificare i titolari delle utenze e di monitorarne gli accessi.

I sequestri e la mappa degli interventi

L’esecuzione dei provvedimenti ha visto impegnati gli uomini della Polizia Postale nelle province di Milano, Lodi, Como, Brescia, Varese, Mantova, Pavia, Bergamo e presso il centro operativo di Napoli. Nel corso delle perquisizioni domiciliari è scattato l’arresto per sei uomini di età compresa tra i 40 e i 64 anni, due residenti a Milano, due nel Lodigiano, uno nel Comasco e uno nel capoluogo campano, sorpresi in possesso di un ingente quantitativo di materiale.

Gli accertamenti tecnici sui dispositivi informatici sequestrati hanno portato all’individuazione di un archivio complessivo superiore ai 200.000 file, tra foto e filmati, ora al vaglio degli inquirenti per identificare eventuali ulteriori connessioni della rete. Per gli altri tre indagati è scattata la denuncia a piede libero unitamente al sequestro di computer, smartphone e supporti di memoria utilizzatati per la navigazione.

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