NOVARA – Si apre una nuova e complessa vertenza industriale per il territorio novarese. Radici Chimica ha avviato formale procedura di licenziamento collettivo che potrebbe interessare fino a 140 lavoratori dello stabilimento di via Fauser, quasi la metà dei 287 dipendenti attualmente impiegati nel sito produttivo.
La notifica della procedura è giunta lo scorso 15 luglio, e i lavoratori hanno immediatamente proclamato lo stato di agitazione, avviando un ciclo di assemblee e incontri sindacali.
I reparti coinvolti e il quadro normativo
Gli esuberi riguardano il personale impiegato negli impianti dedicati alla produzione di acido nitrico, acido adipico tecnico e acido adipico puro, oltre agli addetti delle lavorazioni a giornata collegate, ai reparti qualità e logistica. L’operazione segue la cessione, avvenuta a maggio, di una parte significativa delle attività del gruppo chimico al fondo statunitense Lone Star Funds. Coinvolti nella medesima procedura anche 4 dipendenti della sede di Bergamo.
Nel caso specifico non trova applicazione la normativa ordinaria sui licenziamenti collettivi, bensì la legge del 30 dicembre 2021 (normativa contro le delocalizzazioni per aziende con oltre 250 dipendenti).
L’azienda dovrà esporre nel dettaglio le ragioni economiche e finanziarie; si apre ora una prima finestra di 90 giorni per valutare le soluzioni e la presentazione di un piano industriale, all’interno di un percorso complessivo che i sindacati stimano possa concludersi entro gennaio. Fino ad allora i lavoratori percepiranno regolarmente lo stipendio.
Tra i fattori che potrebbero mitigare l’impatto occupazionale figurano circa 50 pensionamenti previsti, oltre alle ricollocazioni. I sindacati hanno già annunciato la volontà di richiedere la cassa integrazione straordinaria.
Dopo il fine settimana è fissato l’incontro tra le Rsu, i sindacati e l’amministratore unico Rodolfi.
Le cause della crisi
Alla base del provvedimento vi sarebbe una contrazione strutturale del mercato e un calo drastico dei volumi di vendita. Nel triennio 2022-2025, il fatturato del sito di Novara si sarebbe dimezzato.
Lo stabilimento aveva già attraversato un periodo di forte criticità nel novembre 2022, quando Radici Group ricorse alla cassa integrazione per tutti i 318 dipendenti allora in forza, a causa dell’impennata dei costi energetici e delle difficoltà di approvvigionamento dell’ammoniaca.
Le reazioni politiche
Sulla vicenda sono intervenuti il segretario regionale del Partito Democratico e consigliere piemontese Domenico Rossi, insieme al segretario provinciale Pd di Novara Rossano Pirovano:
«È un colpo durissimo per la nostra provincia e per l’economia del territorio. Esprimiamo solidarietà alle lavoratrici, ai lavoratori e alle rappresentanze sindacali. Di fronte a una decisione aziendale di tale gravità la politica e le istituzioni non possono limitarsi a prendere atto della situazione».
I rappresentanti dem hanno annunciato un’azione coordinata: «Attiveremo i nostri rappresentanti a livello comunale per portare la questione all’attenzione delle amministrazioni locali e, parallelamente, interverremo in Consiglio Regionale per chiedere alla Giunta di attivarsi immediatamente a supporto dei lavoratori».
