di Massimo Lodi
Angelo Panebianco, politologo-top, teme la deriva estremistica che va prendendo l’Italia. Editoriale sul Corriere: tra una populisteggiata e l’altra, un miopismo strategico e l’altro, un deficit/una voragine d’autorevolezza e l’altro più l’altra, finiremo schiacciati, alle prossime elezioni, tra un’iperdestra e un’ipersinistra. Epilogo-shock, e bisogna difendersene, suggerisce il professore.
L’orizzonte cupo sono i possibili gran risultati di Vannacci a destra e di Di Battista a sinistra. Il Generale col partito appena fondato, Futuro Nazionale; Dibba con l’associazione Schierarsi, pronta a volgersi in partito. Entrambi hanno nel bersaglio il sistema: Vannacci impone un quotidiano crucifige alla destra incapace d’esser destra vera, l’ex parlamentare intona medesimo rimprovero alla sinistra inadeguata a essere sinistra autentica. Specialmente alla sinistra grillina (ma era poi sinistra? Un guazzabuglio, a dir la verità) di cui egli fu magna pars, poi defilandosi.
Insieme costituiscono un immaginabile bacino da qualche milione di voti. Vox sondaggiorum (e vox barsportorum): Vannacci fila verso il 10 per cento, Di Battista, non ancora formalmente in competizione, viene già accreditato d’un potenziale 5. Il pericolo, indicano osservatori come Panebianco, è che i due radicalismi si saldino col machiavello della reciproca utilità, sortendo un blocco unico, certo variegato/confuso eppur dalla probabile forte presa su cittadini stufi di ben diverse prese. Le prese in giro di quanti il potere lo gestiscono ignorando le fondamentali esigenze della gente comune, e di quanti il potere lo avversano nelle istituzioni senza però esser capaci di proporre alternative credibili, pratiche, convincenti.
Quest’onda di latente furia può far correre pericoli alla Repubblica fondata sull’antifascismo? Può farli correre, come già accaduto in Paesi vicini, la Francia presidenzialista ad esempio. Là han messo in salvo diritti acquisiti da due secoli e rotti grazie a un sistema elettorale a doppio turno che obbliga, nel round numero due, ad alleanze pur tra diversi (destra liberal conservatrice, sinistra social riformista) ma in grado d’opporre una sorta di cordone sanitario al debordare dei neo-autoritari. Qualcosa di simile -sia pure limitato a regolare il verdetto in ciascun polo: un ballottaggio di coalizione– viene indicato da Panebianco ai senatori che oggi s’accingono a completare la modifica della legge elettorale approvata alla Camera: inserire il conteggio finale/determinante tra i migliori piazzati dei due schieramenti. Ne verrebbe il cosiddetto taglio delle ali. Ci si conta, di qua e di là, al primo turno; ci si si sfida, uno di qua e uno di là, al secondo turno.
Panacea di tutti i mali? Forse no. Limitazione di danni probabili e progressivi? Forse sì. Verrebbe introdotto un elemento di chiarezza nel meccanismo di voto, cioè molto nella stagione in cui poco di concreto si fa per rimuovere lo sventurato fenomeno dell’astensione. Semplificare riuscirebbe utile a spingere alle urne la massa di renitenti che ormai da anni impedisce d’avere un verdetto di rappresentativa efficacia delle attese popolari, mortificate dalla demagogia sostituiva della democrazia. La trincea della ragione a difesa degli assalti al sentimento: perché no?
