NOVARA – Il Consiglio comunale di Novara di martedì prossimo sarà ufficialmente investito del gravissimo problema che sta colpendo la Radici Chimica.
Le assemblee sindacali legate allo stato di agitazione si sono concluse e la situazione dei 140 lavoratori destinati al licenziamento, a causa della dismissione dell’impianto di acido adipico, resta complessa e tutt’altro che chiara.
Per questo i sindacati si preparano subito dopo il week end a un incontro chiave nella sede novarese di Confindustria con i vertici del Gruppo, in attesa di una convocazione da parte del ministero competente.
Trattandosi di un’azienda con oltre 250 dipendenti, scatta la procedura antidelocalizzazione: la società avrà ora 60 giorni per presentare un piano industriale e di gestione degli esuberi, mentre le parti avranno a disposizione altri 120 giorni per trovare un accordo che punti a ridurre l’impatto sociale attraverso ammortizzatori, uscite volontarie e prepensionamenti.
Il sindaco: «Ridurre l’impatto sui lavoratori»
Il sindaco di Novara, Alessandro Canelli, ha promesso il massimo impegno della giunta per convincere la proprietà a fare il possibile, con ogni mezzo, per ridurre al massimo l’impatto sui lavoratori e per trovare soluzioni alternative in altri reparti o settori industriali.
Il primo cittadino ha inoltre ricordato le criticità ambientali del vecchio impianto, auspicando un confronto aziendale sulla riconversione di parte dello stabilimento.
L’opposizione: «Serve unità della politica»
Sul fronte dell’opposizione, il capogruppo del Pd Nicola Fonzo, insieme al consigliere comunale Rossano Pirovano, ha confermato la volontà di portare la discussione in aula questo martedì, auspicando un fronte politico compatto a difesa di un asset strategico per il territorio.
Al loro fianco, il consigliere regionale dem Domenico Rossi ha annunciato che chiederà l’attivazione immediata della giunta piemontese.
Sposta invece il focus sulle strategie di sviluppo Mario Iacopino, capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio comunale, secondo cui Novara ha bisogno di una delega più ampia e strategica dedicata specificamente alle politiche del lavoro, poiché la crescita della città non si può misurare solo con l’espansione dei capannoni e della logistica.
Sul tema ha depositato una mozione urgente il gruppo di Alleanza Novarese – Futuro Nazionale, chiedendo l’apertura immediata di un tavolo di crisi per scongiurare i licenziamenti e difendere uno dei principali poli industriali del territorio. «Ci auguriamo – dichiarano i consiglieri Ragno, Gigantino e Nieli – che su questa battaglia il Consiglio comunale sappia esprimere una posizione unitaria, perché davanti alla tutela dell’occupazione non possono esistere appartenenze politiche, ma solo responsabilità istituzionale»,
Un odg anche al Consiglio Provinciale
Anche il Consiglio Provinciale sarà investito della vicenda. Il gruppo di opposizione di “Provincia Insieme” ha depositato una mozione a prima firma della capogruppo Sara Paladini che nel dispositivo impegna il Presidemte «a convocare quanto prima una Commissione dedicata alla vertenza Radici Chimica, con l’audizione dei rappresentanti dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, al fine di approfondire la situazione e ascoltare direttamente le istanze espresse dalle parti coinvolte; ad attivarsi, nell’ambito delle funzioni di raccordo territoriale proprie dell’ente, per favorire un confronto costante tra azienda, organizzazioni sindacali, Comune di Novara e istituzioni competenti».
Il documento chiede infine che il Presidente si impegni a coinvolgere Regione Piemonte, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Prefettura e gli altri territori interessati dalla riorganizzazione aziendale, al fine di mantenere aperto un tavolo istituzionale di confronto e aggiornare periodicamente il Consiglio Provinciale sugli sviluppi della vertenza e sulle iniziative intraprese»
Il fronte sindacale e la mobilitazione dei lavoratori
Dal punto di vista sindacale, la Filctem Cgil definisce totalmente inaccettabile il numero dei licenziamenti previsti e pone l’accento sulle incognite legate a chi rimarrà in azienda.
Il sindacato ha chiarito che non lascerà da soli i dipendenti, preparandosi a eventuali mobilitazioni e chiedendo il supporto di tutte le forze politiche in questa complessa vertenza.
Allo stesso modo, la Ugl esprime una fortissima preoccupazione per una crisi che definisce come la cronaca di un disastro annunciato per il polo chimico novarese.
Secondo la sigla sindacale, l’unica via d’uscita per rispondere a questa situazione è una lotta compatta e coesa fuori dai cancelli, l’unico strumento utile per strappare alla dirigenza ammortizzatori sociali adeguati e accordi dignitosi per gli esodi.
Novara Radici chimica crisi MALPENSA24
Nube di biossido di azoto dalla Radici Chimica. Canelli su FB: «Nessun pericolo»
