SOMMA LOMBARDO – «Ma da quando un Pronto soccorso o Primo intervento è situato fuori dalla struttura ospedaliera?». Questo è soltanto uno dei tantissimi messaggi che ieri, 20 luglio, hanno inondato i social alla notizia che Asst Valle Olona ha intenzione di trasferire il Primo intervento di Somma Lombardo dall’ospedale Bellini alla Casa di comunità di via Cavour.
Stiamo scherzando?
Sul piede di guerra anche il consigliere d’opposizione Stefano Bellaria (Pd) che, nei suoi ultimi 11 anni da sindaco, più volte ha dovuto lottare – spesso senza riuscirci – contro il depotenziamento del nosocomio sommese. «Ma stiamo scherzando?», dice. «Non è affatto la stessa cosa un punto di primo intervento posizionato all’interno di un presidio ospedaliero o di una casa di comunità. Almeno si abbia la decenza di dire le cose come stanno veramente. E l’amministrazione comunale ha il dovere di opporsi a questo possibile e infausto spostamento».
Anticamera della chiusura
Anche da Sinistra per Somma, per voce di un altro ex primo cittadino, chiamano in causa i nuovi inquilini di Palazzo Viani Visconti per provare a far cambiare idea ad Asst Valle Olona. «Il sindaco Silvio Pezzotta batta almeno un colpo», scrive in un post Claudio Brovelli. «E’ evidente a tutti che lo spostamento, immotivato sia dal punto di vista organizzativo che economico, è l’anticamera della chiusura. Per questo l’Amministrazione Comunale deve opporsi con la dovuta determinazione. Non esiste infatti che un Primo Intervento degno di questo nome sia collocato fuori da una struttura ospedaliera. Vorrebbe dire, ad esempio, che una paziente con una presunta frattura al piede, e che quindi necessita di una banale lastra, per eseguire l’esame radiologico deve trasferirsi da via Cavour al Bellini, se non addirittura a Gallarate. Fra l’altro l’attuale Primo Intervento svolge un ruolo di filtro proprio nei confronti del Pronto Soccorso gallaratese e bustocco, notoriamente intasati».
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Lasciateli lavorare
Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex assessore all’Urbanistica Francesco Calò (Pd). Ecco cosa ha scritto:
C’è una fotografia (nella foto qui sopra). È una di quelle fotografie che, in politica, sembrano raccontare già il futuro. È giugno. Silvio Pezzotta è sindaco di Somma Lombardo da poche ore.
Accanto a lui ci sono Guido Bertolaso, l’assessore regionale al Welfare, il presidente della Commissione Sanità della Lombardia e altri rappresentanti delle istituzioni regionali. Si inaugura l’Ospedale di Comunità.Durante la campagna elettorale era stato ripetuto più volte un concetto: avere un’amministrazione comunale in sintonia con la Regione avrebbe fatto la differenza. I rapporti, le conoscenze, la possibilità di aprire porte che prima sembravano chiuse.È una promessa politica. E ogni promessa crea un’aspettativa. Passa un mese. Le fotografie restano. Ma arrivano anche le domande. Non quelle della politica. Quelle delle persone. Che cosa succederà al Punto di Primo Intervento?
Se domani un cittadino avrà bisogno di una radiografia, dove la farà? Se servirà una TAC, sarà disponibile a Somma Lombardo oppure bisognerà spostarsi? L’Ospedale di Comunità offrirà gli stessi servizi che oggi i cittadini conoscono oppure alcune prestazioni verranno trasferite altrove?Sono domande semplici. E proprio per questo meritano risposte semplici. Poi, a poche ore dalla pubblicazione sui social di una notizia che sollevava questi interrogativi, compare un articolo di giornale.Il sindaco risponde con poche parole: “Sempre notizie non vere.” È una risposta netta. Ma proprio perché è così netta, credo che oggi sia giusto tornare su quelle domande. Perché sulla sanità non basta dire che una notizia è falsa. Bisogna spiegare ai cittadini come stanno realmente le cose.E poi mi sono fatto un’altra domanda. Me la sono fatta riguardando quella fotografia. Se davvero quello era il giorno in cui Comune e Regione erano seduti allo stesso tavolo, il sindaco ha chiesto quale sarà il futuro dell’ospedale di Somma Lombardo? Ha chiesto quali servizi rimarranno? Ha chiesto come cambierà il Punto di Primo Intervento? Ha chiesto se le attrezzature che, negli anni, anche grazie alle donazioni dei cittadini, sono entrate nell’ospedale continueranno a essere utilizzate a Somma? E soprattutto… Che cosa gli ha risposto Guido Bertolaso? Perché questa non è una domanda politica. È una domanda che riguarda migliaia di cittadini. In queste settimane ho sentito ripetere tante volte una frase.
“Lasciateli lavorare.” Sono d’accordo. Chi amministra deve avere il tempo di lavorare. Ma lasciare lavorare non significa rinunciare a fare domande. Significa giudicare con equilibrio, senza pregiudizi, ma anche pretendere trasparenza. Perché quando si promette che i rapporti con la Regione faranno la differenza, è naturale che i cittadini vogliano capire dove quella differenza si vede. Non nelle fotografie. Nelle risposte. Perché una fotografia dura un istante. La sanità di una città accompagna la vita delle persone per decenni. Ed è per questo che le domande non sono un ostacolo al lavoro. Sono parte della democrazia.
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