BUSTO ARSIZIO – Case popolari a Busto Arsizio: «Dobbiamo vederci chiaro». È Max Rogora, consigliere comunale di Futuro Nazionale, a volerci «vedere chiaro». Dice: «Ci sono persone che non riescono a ottenere niente: il risultato è che si devono accontentare di una cantina o di un garage». Ha quindi chiesto spiegazioni – durante l’ultima commissione congiunta bilancio e lavori pubblici – all’assessore ai servizi sociali Paola Reguzzoni. Che ha garantito: «Massima attenzione ai bisogni della collettività, che non devono essere soltanto a utilizzo dei pochi». Spiegando, poi, tutte le azioni effettuate dal Comune per tutelare le fasce più fragili in città.
«La bacchetta per trovare una formula»
«Ci sono situazioni che mi arrivano alle orecchie. E non mi piacciono», ha detto Rogora. «Le case Aler devono essere adibite perché siano disponibili a tutti. E non a una certa categoria soltanto: so che non è facile, ma ci vuole più controllo». Per il consigliere di Futuro Nazionale, infatti, «una famiglia con due persone che non vanno a lavorare e con cinque figli avrà sempre benefit a tutto andare». Poi, però, «abbiamo gli anziani o i fragili, che non riescono a ottenere niente. E il risultato è che si devono accontentare di una cantina o di un garage». Anzi, proprio in questo senso ha citato il caso di «un signore che non ha figli, non ha niente. E per questo deve dormire in un garage. Ecco, sono cose da valutare. Perché che ci siano nuclei famigliari da sei o sette componenti che non fanno nulla e hanno tutti i diritti, fa arrabbiare. Sono convinto che lei (assessore Reguzzoni, ndr) abbia la bacchetta per trovare una formula anche in questi casi».
Le azioni del Comune
E la replica di Reguzzoni è arrivata: «Sfondando un muro di lassismo – col collega assessore al patrimonio Luca Folegani e grazie all’avvocatura comunale, che sta facendo un ottimo lavoro – abbiamo preso più o meno la metà delle grosse morosità degli inquilini Erp». Inoltre, ha aggiunto, «abbiamo scandagliato caso per caso, cercando di essere i più oggettivi possibili». Perché la morosità «è un numero», ma il motivo che ha portato a una simile condizione «va individuato: sarebbe stupido intervenire per un anziano con la pensione minima e una disabilità fisica». Per questo, la morosità «viene coperta tra servizi sociali e patrimonio». Ha poi aggiunto: «C’è chi ha la potenzialità di lavorare e nonostante quattro avvisi e dieci anni di tempo non ha avuto la voglia di mettersi in discussione (e lo vedi dal percorso lavorativo)». La conseguenza: «Abbiamo cominciato con gli sfratti. Un intervento che non è semplice e soprattutto è impopolare. Ma ciò che è giusto è giusto».
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