Radici Chimica: la città di Novara si schiera a fianco dei lavoratori

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La vicenda della crisi Radici Chimica torna giovedì sui banchi di Palazzo Cabrino

NOVARA – Un voto unanime, senza se e senza ma , con il quale il Consiglio comunale di Novara si mette a fianco dei lavoratori della Radici Chimica che ha annunciato l’intenzione di avviare una procedura d’urgenza per ridurre il personale di 140 dipendenti e chiudere impianti e reparti nevralgici dello stabilimento.

La presa di posizione dell’assemblea di Palazzo Cabrino è arrivata questa mattina sul testo di una mozione condivisa frutto del lavoro dei capigruppo che hanno rielaborato i contenuti di tre diversi documenti presentati dal Partito Democratico, da Alleanza Novarese – Futuro Nazionale e dal Movimento 5 Stelle

I contenuti della mozione

Di fronte all’incertezza economica e sociale che colpisce i lavoratori e le loro famiglie, il Consiglio Comunale esprime nel documento vicinanza al personale coinvolto e ribadisce l’importanza di tutelare l’occupazione e il patrimonio industriale locale.

Il documento impegna il Presidente del Consiglio Comunale a calendarizzare riunioni della Commissione consiliare con le rappresentanze sindacali. Inoltre, impegna il Sindaco a monitorare i confronti con l’azienda, a seguire i tavoli istituzionali (con Regione Piemonte e Ministero) per ricercare soluzioni condivise o ammortizzatori sociali, e a vigilare sulla tutela di ambiente, salute e sicurezza.

Una crisi che viene da lontano

Il dibattito –  nel quale sono intervenuti i consiglieri Gigantino, Crivelli, Spilinga, Pasquini, Fonzo, Nieli, Paladini, Allegra, Caressa e Baroni – al di là degli auspici e degli intenti condivisi da tutta l’assemblea, è stata occasione anche per capire cosa si nasconde dopo un apparente “fulmine a ciel sereno”.

Ad favorire una riflessione più generale sull’accaduto è stato soprattutto il consigliere Pd Mattia Colli Vignarelli, che ha dettagliatamente ricostruito il perimetro globale della crisi di Radici Chimica, definendo la vicenda un simbolo dei “paradossi del sistema economico”.

Colli Vignarelli ha spiegato come i risparmi previdenziali degli insegnanti californiani finiscano nel Fondo Lone Star XII, gestito dal CEO Donald Quintin, un fondo speculativo orientato alla massimizzazione dei profitti a breve termine, che si muove dentro le situazioni di crisi per trarne il massimo profitto.

Attraverso l’acquisizione nel 2025 delle divisioni di Radici e della concorrente Domo — operazione stimata intorno al miliardo di dollari — il fondo prometteva stabilità e tutela occupazionale. Promesse smentite lo scorso 15 luglio con l’annuncio della chiusura di metà del sito di via Fauser e del taglio di 140 lavoratori.

«C’è una asimmetria profonda –  ha denunciato il consigliere del Pd – tra decisioni finanziarie globali e impatti sulle comunità locali».

Per questo Colli Vignarelli ha esortato la politica a sviluppare una vera visione strategica anziché cedere a distrazioni demagogiche, e sollecitando il Governo a varare una politica industriale pubblica capace di tutelare il lavoro contro le logiche Il predatorie dei fondi.

Il sindaco: lavoriamo per ridurre l’impatto sociale

Anche il sindaco Canelli ha concordato sul fatto che l’arrivo del fondo americano  derivi dalla crisi strutturale della chimica. «La Cina – ha detto –  produce acido adipico a sufficienza per soddisfare le necessità di tutto il mondo, e questo mette in difficoltà le aziende italiane che hanno costi – soprattutto energetici –  estremamente più elevati» .

Il sindaco ha esortato a focalizzare l’attenzione sull’impatto sociale della vicenda Radici, «sostenendo i lavoratori che rimarranno senza copertura».

«Dobbiamo poi – ha concluso – essere bravi a coinvolgere l’azienda in un processo che consenta di eliminare per sempre il grande rischio ambientale che è rappresentato dal tipo di lavorazioni che attualmente vengono svolte alla Radici»

Le conferme da Corso Cavallotti

Il quadro tracciato nell’aula di Palazzo Cabrino è stato sostanzialmente confermato nel contemporaneo incontro tenuto nella sede di Confindustria tra l’azienda e i sindacati.

Il quadro contabile illustrato ai rappresentati dei lavoratori tratteggia una profonda sofferenza economico-finanziaria. Dai 416 milioni di euro di fatturato registrati nel 2022, Radici Chimica stima di chiudere il 2025 con circa 206 milioni di euro, segnando un drastico dimezzamento dei ricavi e una pesante contrazione del margine operativo lordo .

Secondo la ricostruzione aziendale, a pesare sui conti sono state soprattutto le perdite collegate al funzionamento a intermittenza dell’impianto dell’acido adipico, unite alle criticità trasversali che stanno colpendo il settore chimico europeo: l’impatto dei costi energetici, la volatilità delle materie prime e la serrata concorrenza internazionale.

La roadmap del piano sociale e le scadenze

Dalla riunione in Confindustria – come hanno riferito a Malpensa24 i referenti sindacali Christian Bertuletti (Cgil) e Maurizio Nieli (Ugl)  – sono emersi anche i contorni della procedura attivata per la riduzione del personale. La normativa stabilisce una scansione temporale precisa: entro il 14 settembre (termine dei 60 giorni dall’avvio della procedura) l’azienda dovrà formalizzare e presentare un piano sociale articolato.

Il piano dovrà definire le misure di salvaguardia, formazione, ricollocazione e gli ammortizzatori sociali necessari a gestire in modo non traumatico i 140 esuberi dichiarati.

La documentazione sarà contestualmente inviata alla RSU, alle organizzazioni sindacali, alle Regioni e ai ministeri competenti (Ministero del Lavoro e MIMIT).

Per quanto riguarda il perimetro produttivo e i lavoratori che rimarranno in organico, la proprietà ha espresso un cauto ottimismo legato al mantenimento delle linee dei polimeri e della diammina, sulle quali si intende puntare fino alla piena saturazione degli impianti.

Giovedì pomeriggio commissione in Comune

Il tema delle sorti della Radici Chimica tornerà sui banchi del consiglio comunale giovedì alle 17: è stata infatti convocata una riunione straordinaria della commissione attività produttive a cui sono stati invitati i rappresentanti sindacali.

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