Le condanne agli attivisti di Ultima Generazione: imbrattarono i monumenti

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MILANO – Le motivazioni sociali e la tutela dell’ambiente non possono giustificare blitz ed eclatanti azioni di protesta che danneggiano i beni culturali. Lo ha messo nero su bianco il Tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza emessa dalla quarta sezione penale, relative alle condanne inflitte lo scorso maggio a sette militanti del movimento ecologista Ultima Generazione. Gli attivisti erano finiti a processo per l’imbrattamento dell’Arco della Pace, monumento simbolo del capoluogo lombardo imbrattato con vernice arancione il 15 novembre 2023.

La sentenza, il risarcimento e il capitolo assoluzioni

Nelle sei pagine del provvedimento, il giudice chiarisce come la condotta degli imputati non possa essere considerata direttamente funzionale a diritti condivisi come la salute o la tutela del pianeta, in quanto l’uso di gesti eclatanti finisce per minare la libertà della collettività di godere del patrimonio artistico. I sette giovani sono stati condannati a quattro mesi di reclusione e a mille euro di multa ciascuno per imbrattamento di beni culturali, con pena sospesa subordinata a quattro mesi di lavoro di pubblica utilità. Riconosciute tuttavia le attenuanti generiche, giudicando meritevoli le intenzioni di fondo dell’agire. Sul fronte civile, gli imputati dovranno risarcire in solido quasi 100 mila euro alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano. Nello stesso contesto processuale, la magistratura ha invece assolto per particolare tenuità del fatto altri cinque militanti accusati di aver versato sacchi di farina nel novembre del 2022 contro l’opera di Andy Warhol esposta alla Fabbrica del Vapore.

Chi sono e la parabola delle proteste

Il movimento Ultima Generazione, costola italiana della rete internazionale A22, ha fatto del metodo del dissenso non violento ma ad alto impatto mediatico il proprio tratto distintivo negli ultimi due anni. Composto prevalentemente da giovanissimi, studenti e attivisti per il clima, il gruppo ha promosso campagne di disobbedienza civile dirette a richiamare l’attenzione delle istituzioni sull’emergenza climatica e sul blocco dei sussidi ai combustibili fossili.

A Milano e su scala nazionale la sigla si è resa protagonista di numerose sortite: dai blocchi del traffico lungo le arterie cittadine e la tangenziale, con i manifestanti seduti o incollati all’asfalto, fino ai blitz nei luoghi della cultura e delle istituzioni, come il lancio di vernice lavabile contro la facciata del Teatro alla Scala, la statua di Vittorio Emanuele II in Piazza Duomo o le sedi dei palazzi governativi. Azioni che hanno sollevato accesi dibattiti sull’efficacia e sui limiti della protesta ambientalista, approdando a più riprese nelle aule di giustizia.

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