Viaggio in Mauritania (prima parte): terra di deserto e scrigno di cultura millenaria

Terra di sabbia e cultura. Terra di deserto e libri millenari custoditi tra le dune e tramandati di padre in figlio, di generazione in generazione, nei secoli dei secoli. Terra di mercati colorati, di strade d’asfalto che si fanno tracce in terra battuta. Di viuzze sterrate e polverose che si insinuano tra case di semplice fattura. Terra di automezzi che solo Allah (l’Islam è la religione più diffusa) sa come diavolo fanno a girare ancora, nonostante i chilometri già macinati in chissà quali altre parti del mondo prima di arrivare qui e trovare una nuova vita. Una vita che diventa infinita nelle mani dei meccanici locali.

Questa è la Mauritania, nazione conosciuta per il Désert des sables, quando la Parigi-Dakar era la Parigi-Dakar e per il Treno, un merci carico di minerale di ferro, un biscione di acciaio alimentato a cherosene che attraversa il Sahara partendo da Zouérat per arrivare al porto di Nouadhibou e che richiama viaggiatori da tutto il globo per un’esperienza unica sui suoi vagoni. Anni fa, prima dei social, anche l’inviato speciale del Corriere della Sera, Ettore Mo, salì sul merci mauritano e la narrazione del suo viaggio la si può leggere ancora oggi nel suo libro “Treni”.

La capitale

Nouakchott, la capitale politica della Mauritania, ci accoglie dopo un volo da Malpensa con scalo tecnico a Casablanca. È buio quando usciamo dall’aeroporto e la notte, illuminata solo da una lunga fila di lampioni che sparano luce gialla, è calda e ventosa. E solo al mattino successivo, svegliati dalla voce salmodiante di un muezzin, possiamo prendere coscienza di cos’è questa capitale dell’Africa occidentale.

Le strade sono piene di vita: un incessante andirivieni di auto che, a volte, per le ammaccature e per le fantasiose modifiche dei carrozzieri mauritani, quasi fatichi a riconoscere. Non che i camion, i tanti camion, che trasportano merce chissà dove, siano più moderni. Non è raro vedere modelli di mezzi pesanti che in Occidente sono scomparsi da più di trent’anni e che sulle strade africane sembrano aver ritrovato la voglia di portare uomini (nei cassoni) e merci. Chi non può permettersi una macchina, ripiega su vecchi motocarri. Molti di questi sono guidati da corrieri locali che alimentano con le merci i mercati di Nouakchott e che, alla bisogna, diventano il mezzo di trasporto di persone o intere famiglie: nel cassone, del resto, lo spazio non manca.

I mauritani, come tanti in Africa, sono un popolo che cammina. Tantissimo. E chi ha un’auto si improvvisa tassista per chi non ce l’ha. Chi sta alla guida, ti vede, si ferma, chiede il luogo verso il quale si è diretti, tratta il prezzo e ti carica.

Kronos, il tempo

In Africa, il tempo, Kronos, ha una velocità dilatata. Rallentata. Quasi si sente lo scandire dei secondi, che diventano minuti e poi ore di attesa. L’orologio è un orpello più utile a segnare il possesso di un bene che a fissare l’ora. Anche perché non c’è ora certa e le immaginarie lancette battono i secondi al ritmo del cuore. Non c’è l’aritmia occidentale. C’è l’attesa, da consumare a volte con curiosità, a volte, con rassegnazione. Un’esperienza già vissuta più di vent’anni in Etiopia e che mi torna subito alla mente alla stazione dei bus: partenza, sulla carta, per Artar fissata per le 15.30; partenza reale attorno alle 17. Senza che nessuno si scomponga del ritardo accumulato ancor prima di girare la chiave d’avviamento.

Il bus è di quelli da grand tour: 60 posti per una ventina di passeggeri e tanti pacchi da consegnare stipati nei gavoni. Caricano di tutto: pannelli solari, pezzi di ricambio per macchine e camion (persino due portiere di un’auto), verdura, stoffe. L’imballo, quando c’è, è di fortuna e riporta numeri di telefono del destinatario al posto del mittente. Non si sa come, ma il sistema (anche se con qualche falla) funziona e ad Amazon fanno un baffo.

Arrivederci Nouakchott

Il viaggio e il bus corrono veloci a coprire i chilometri e le quasi 7 ore di percorrenza. Appena fuori Nouakchott, manco a dirlo, c’è il deserto. E il tempo prende il ritmo dei chilometri orari che l’autista impone ai giri del motore. Per interrompersi, nel nulla del paesaggio, all’ora della preghiera: tutti giù a stendere i tappeti rivolti verso La Mecca. Sul bus c’è anche l’addetto al tè, che in Mauritania è un rito che si ripete più volte al giorno, dal sorgere del sole al tramonto. L’omino lo prepara con tanto di fornelletto poggiato accanto al posto di guida e, mentre lo miscela, il profumo di menta ammanta l’olfatto e solletica i pensieri. Poi viene distribuito in bicchierini di vetro ai passeggeri: ci si sente in business class.

fine parte prima

Playlist del viaggio

Il video qui pubblicato lo potete anche vedere abbassando il volume di voiceover e musica e mettendo in loop la playlist qui sotto, per viaggiare senza muovere un passo.

  1. Rotolando verso Sud – Negrita
  2. Out of time man – Mano Negra
  3. Peligro – Mano Negra
  4. Sous le soleil de Bodega – Les Négresses Vertes
  5. Skaravan petrol – Casino Royale
  6. Face à La Mer – Les Negrésses Vertes
  7. Corto Maltese – Mau Mau
  8. Finisterre – Mau Mau
  9. El Sur – Mano Negra
  10. El Viento – Manu Chao
viaggio mauritania sahara – MALPENSA24
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