D’obbligo il fervorino ferragostano per sottolineare, al giro di boa dell’estate, alcuni aspetti che, in queste settimane e per le prossime, hanno tenuto e terranno banco. Sono temi che non si possono seppellire, nemmeno momentaneamente, sotto la sabbia delle nostre spiagge, benché sarebbe opportuna una pausa dai guai che rendono ancora più torrido un agosto già di per sé infuocato.
Ecco, appunto, il caldo tropicale. Il cambiamento climatico dovrebbe preoccuparci più di ogni altra questione, ci pare scontato per le sue implicazioni ambientali, sanitarie, sulle abitudini, sulla qualità della vita. Ce ne lamentiamo in continuazione, ma senza dare la doverosa importanza a quanto sta succedendo nell’atmosfera, e perché. Per Ignazio La Russa, presidente del Senato, l’Italia si abituerà a questo nuova situazione e senza traumatiche conseguenze. La dichiarazione ha suscitato forti reazioni scientifiche e sociali: gli esperti l’hanno ritenuta una sottovalutazione della crisi climatica in atto e, appunto, dei suoi effetti.
Ma i politici, si sa, sono abili nelle manipolazioni e nelle dissimulazioni. Altrettanto nelle esagerazioni. Un esempio? L’allarme per l’emergenza immigratoria che, dati alla mano, non pare esistere al momento. Certo, l’immigrazione è un problema, ma non da oggi. Che va gestito in modo serio, molto più di quanto abbiano fatto tutti i governi che si sono succeduti negli anni, ciascuno con una propria soluzione, nessuna definitiva. L’assedio a Ceuta, qui da noi ha rilanciato il tema in chiave emergenziale benché abbia tutta l’aria di essere una mossa politica, una risposta propagandistica all’avanzata di Roberto Vannacci che, proprio sul contrasto all’immigrazione, minaccia elettoralmente il centrodestra.
La politica, diciamo. Al rientro dalle vacanze l’attende la discussione in Senato della Legge elettorale, non esattamente una passeggiata alla luce di quanto è già accaduto alla Camera a suon di polemiche e scambi di accuse. Una politica che si avvia alle elezioni, amministrative e generali, con i nervi sempre più tesi: a destra con l’incognita Vannacci, a sinistra con le stucchevoli sceneggiate per la formazione del cosiddetto campo largo e per la scelta di un leader. Poco o nulla per stare tranquilli, a tutti i livelli. Quelli internazionali, per non dimenticarci delle guerre in atto, dei lutti, del dolore e delle devastazioni che provocano. Dei rimandi che ci arrivano, direttamente o indirettamente, sulla nostra vita di tutti i giorni. Complicata dall’impennata dell’intolleranza, dell’aggressività e della violenza, cifre diffuse soprattutto tra le giovani generazioni, tra gruppi di stranieri allo sbando nelle città e, purtroppo, cifre diffuse nella stessa società. L’obiettivo della sicurezza che non c’è rimane tra le inadempienze più pressanti.
Nel frattempo si va o, per dirla tutta, non si va in vacanza. Le cronache parlano di milioni di italiani che trascorrono le ferie a casa, al massimo un’uscita “mordi e fuggi”: La colpa? Dei prezzi alle stelle, della benzina che (ringraziamo l’ “amico” Donald) costa più dell’oro, del caro-bollette, dei salari che hanno perduto via via il loro potere d’acquisto, di una congiuntura che è quella che è. Sono in molti a indebitarsi per trascorrere qualche giorno nei luoghi di villeggiatura. Ma vi pare? Per non dire, scordavamo, della sanità che non risponde più ai requisiti di funzionalità ed efficienza che un tempo, almeno in Lombardia, arrivavano all’eccellenza.
Questo è il (parziale) quadro di riferimento, a prova di smentite. Però è Ferragosto, però cerchiamo, nonostante tutto, di mettere da parte le nostre inquietudini. Ad aiutarci ad accantonare per un momento i veri problemi c’è il “cinema” che vede protagonisti Ranucci e Lavitola, vicenda che se non fosse drammatica nei suoi oscuri contorni rimanderebbe a Totò truffa, o a qualcosa del genere comico. Riderci sopra? Non si deve, ma si può. Tanto è agosto, abbiamo persino licenza, come diceva la canzone, di “mostrar le chiappe chiare”. Prima di rimanere col culo per terra.
