VARESE – «La Camera dei deputati è il cuore della rappresentanza democratica e non può diventare una vetrina istituzionale per soggetti e organizzazioni che si richiamano al neofascismo, al razzismo e all’autoritarismo». Lo ha dichiarato il deputato del Movimento 5 Stelle Antonio Ferrara, intervenendo sull’ordine del giorno al bilancio della Camera. Nell’aula di Montecitorio, ha detto di prendere esempio da Varese.
L’accesso a Montecitorio
L’ordine del giorno invita a valutare una modifica delle regole di accesso alla Sala stampa e agli altri spazi di Montecitorio, prevedendo che il deputato promotore e gli ospiti esterni sottoscrivano una dichiarazione di rispetto della Costituzione e si impegnino a non tenere comportamenti contrari all’ordinamento democratico o riconducibili alle fattispecie previste dalle leggi Scelba e Mancino. «Il pluralismo è un principio fondamentale, ma non può diventare l’alibi per offrire una legittimazione istituzionale a chi rinnega i valori sui quali è nata la Repubblica. La Costituzione antifascista non è un ornamento da esibire nelle ricorrenze: deve orientare concretamente le decisioni delle istituzioni».
Nel corso dell’intervento, Ferrara ha letto la lettera della Federazione internazionale dei resistenti – FIR, che riunisce oltre sessanta associazioni della Resistenza in venticinque Paesi e rappresenta più di un milione di associati in Europa. La Federazione ha espresso solidarietà ai parlamentari intervenuti contro l’iniziativa del 30 gennaio, riconducendo la loro azione alla difesa dei fondamenti antifascisti della Repubblica.
L’esempio di Varese
Ferrara ha richiamato anche il caso di Varese, dove, dopo gli episodi che hanno coinvolto esponenti dei Do.Ra. e i saluti fascisti negli spazi comunali, il Comune ha introdotto nelle richieste di occupazione del suolo pubblico l’impegno a non svolgere iniziative riconducibili all’apologia del fascismo. «Se questa garanzia è prevista per una piazza comunale, a maggior ragione deve valere negli spazi del Parlamento». Il deputato ha infine richiamato l’articolo 68 della Costituzione e precisato: «Non siamo stati noi a vietare gli accessi alla Camera. Quel giorno fu il Presidente della Camera a disporne il blocco per tutti gli ingressi alla Camera. Siamo al paradosso di punire chi difende la natura antifascista delle istituzioni e presentare come vittima chi voleva utilizzarle come palcoscenico», conclude Ferrara.
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