MILANO – L’azienda energetica Sorgenia ha rinunciato in via definitiva al maxi impianto fotovoltaico Ranteghetta, previsto tra Marcallo con Casone, Ossona e Santo Stefano Ticino. Nei mesi scorsi Regione Lombardia aveva approvato una nuova legge sulle aree idonee per impianti da fonti energetiche rinnovabili, introducendo il limite massimo del 3% della superficie agricola utilizzata destinabile a tali impianti. Fra i progetti inammissibili rientrava anche quello denominato “Ranteghetta” per un impianto fotovoltaico di grandi dimensioni nell’Altomilanese (nella foto, l’area interessata).
Scurati: «Battaglia vinta con nuova legge»
«Accogliamo con grande soddisfazione la rinuncia di Sorgenia comunicata al ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica – commenta Silvia Scurati, consigliere regionale della Lega e vicepresidente della commissione Attività produttive – È una vittoria del territorio e di una battaglia che come Lega abbiamo sostenuto fin dall’inizio, portandola anche in Consiglio regionale con una nostra mozione. Nel frattempo Regione Lombardia ha cambiato le regole con una propria legge sulle aree idonee, introducendo maggiori tutele per i terreni agricoli. Siamo favorevoli alle energie rinnovabili, ma non a discapito del nostro suolo agricolo e del paesaggio. La rinuncia a Ranteghetta – conclude Scurati – conferma che la strada intrapresa a tutti i livelli istituzionali, per tutelare il territorio agricolo, era quella giusta».
Per il consigliere metropolitano Christian Colombo, la decisione di Sorgenia di richiedere l’archiviazione del procedimento autorizzativo per l’impianto fotovoltaico “Ranteghetta” segna «un punto di svolta fondamentale per la difesa dell’ambiente e delle aree agricole dell’Ovest Milanese. L’annuncio di questa rinuncia rappresenta la dimostrazione concreta di come la mobilitazione delle istituzioni locali e delle comunità possa fare la differenza nell’indirizzare le scelte sul futuro del territorio. Fra le prime azioni istituzionali a sostegno della battaglia avviata dai Comuni di Marcallo con Casone, Ossona e Santo Stefano Ticino figura la mia mozione, presentata in consiglio metropolitano insieme alla consigliera Cocucci, con cui abbiamo impegnato formalmente l’amministrazione metropolitana a contrastare il progetto. Facendo eco agli amministratori del territorio e ai comitati locali, abbiamo evidenziato le pesanti criticità legate all’eccessivo consumo di suolo agricolo, all’impatto sul paesaggio e ai rischi connessi ai sistemi di accumulo. Il territorio può festeggiare, ma la Lega resta vigile – conclude Colombo – per evitare che in altre zone della provincia siano autorizzati maxi impianti fotovoltaici in grado di devastare il territorio».
Garavaglia: «Primo a denunciare quell’ecomostro»
«Alla fine di aprile dello scorso anno fui il primo a sollevare pubblicamente il caso – ricorda il senatore Massimo Garavaglia – Appena venni a conoscenza del progetto, lo definii senza esitazioni un autentico ecomostro: oltre 107.000 pannelli fotovoltaici distribuiti su circa 140 ettari di terreno agricolo, nel cuore del Plis del Roccolo. Uno degli ultimi grandi polmoni verdi della cintura metropolitana milanese. Un’opera di quelle dimensioni avrebbe rappresentato una ferita profonda e irreversibile per il territorio.
«Fin dall’inizio – prosegue Garavaglia – ho sempre sostenuto che questa non dovesse essere una battaglia politica, ma una battaglia del territorio. E così è stato. Tutti hanno compreso che quel progetto era semplicemente sbagliato: sproporzionato, incompatibile con il contesto e localizzato nel posto sbagliato. Da parte mia ho interessato fin da subito i ministeri competenti. Parallelamente, Regione Lombardia ha svolto un lavoro fondamentale, culminato con l’approvazione della legge sulle aree idonee agli impianti da fonti rinnovabili. La transizione energetica è una sfida che condividiamo e che va perseguita con convinzione, ma non può tradursi nel sacrificio indiscriminato di terreni agricoli di pregio o nella compromissione di aree di grande valore ambientale. Le energie rinnovabili devono svilupparsi privilegiando tetti, aree industriali dismesse e superfici già urbanizzate, non consumando nuovo suolo».
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