Niqab a Gallarate, Poste: «Applicata la legge». Il vicesindaco: «Vale per tutti»

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GALLARATE – «sono state applicate le procedure e gli obblighi normativi previsti dalla legge». Interviene Poste Italiane sul caso sollevato da Fanpage della donna, di origine bengalese, invitata a uscire da un ufficio di Gallarate in quanto coperta da niqab, velo islamico che lascia scoperti soltanto gli occhi. 

Nessuna discriminazione 

Poste Italiane, attraverso il proprio ufficio stampa centrale, comunica di aver effettuato le verifiche del caso da cui è emerso che «gli operatori dell’ufficio postale di Gallarate non hanno messo in atto alcuna condotta discriminatoria nei confronti della cliente». Al contrario, «sono state applicate le procedure e gli obblighi normativi previsti dalla legge, che impongono l’identificazione certa del cliente per l’esecuzione di determinate operazioni». L’azienda fa sapere inoltre che «dopo il necessario riconoscimento», l’operazione allo sportello è stata completata come da procedura.

Vale per tutti 

Sulla vicenda interviene anche il “sindaco d’agosto” di Gallarate, Belinda Simeoni (Forza Italia), numero due della giunta Cassani ma primo riferimento dell’amministrazione comunale in questo periodo di vacanza. «Le regole ci sono e vanno rispettate, vale per tutti», dice. In Comune, attualmente, è quella che più ha aperto un canale dialogo con la comunità bengalese. Proprio per questo motivo, fa capire, non si tratta di un episodio di discriminazione.  «Se c’è un cartello all’ingresso degli uffici postali dove esplicitamente si dice che non si può entrare con il volto coperto (facendo l’esempio del casco e del passamontagna) bisogna rispettarlo. Non è sempre e solo una questione razziale, vale per tutti».
In rete sono migliaia i commenti apparsi in poche ore sulla vicenda. Tra questi anche le parole della capogruppo della Lega Evelin Calderara («Ci voleva pure Fanpage testata paladina della sinistra per voler far infrangere la legge»), dell’ex consigliere comunale della Lista Cassani Thomas Valentino («Queste sono le regole. Non gradire certe condizioni e’ un diritto ed a quel punto si dovrà fare una scelta come tornare al proprio paese o andar dove tutto quello che si vuole e’ concesso. Mi sembra il concetto di democrazia») e di Paolo Macchi, segretario a Varese del sindacato di polizia Siulp («Penso che non solo le Poste dovrebbe vietare l’ingresso ma qualsiasi attività e che tutti dovremmo iniziare a pretendere il rispetto della debole legge italiana. Non si può girare in pubblico col volto travisato stop». 

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