VARESE – Un’area economica coesa, ma attraversata da profonde disuguaglianze interne e dall’incertezza dei mercati internazionali. È il quadro tracciato dalla recente analisi congiunturale della Regio Insubrica, frutto della collaborazione tra l’Ufficio di statistica del Cantone Ticino (Ustat) e le Camere di Commercio di Como-Lecco, Varese e Monte Rosa Laghi Alto Piemonte. Il report offre una fotografia dettagliata dell’evoluzione economica tra il 2025 e i primi mesi del 2026 nell’area di confine tra Svizzera e Italia.
2025 a due velocità sostenuto dalle esportazioni
L’anno 2025 si è chiuso con un Pil svizzero in crescita reale dell’1,5%, mentre il Ticino ha registrato un +1,6%. Tuttavia si tratta di un risultato costruito su basi disomogenee. La spinta iniziale è stata alimentata dal comparto chimico-farmaceutico e dall’accelerazione delle merci verso gli Stati Uniti, in vista dei dazi annunciati dalla presidenza Usa. Già nella seconda metà del 2025, esaurito l’effetto anticipazione, l’andamento delle esportazioni ha evidenziato un progressivo raffreddamento (-9,8% nel secondo trimestre, -9,2% all’inizio del 2026). Oltreconfine i territori italiani mostrano reazioni differenti agli shock commerciali: se Varese segna un balzo dell’export del +21,7% trainato dal settore aerospaziale e dai macchinari, l’area lariana tocca un record con dinamiche opposte tra Lecco (+7,1%) e Como (-4,5%). Il Novarese cresce del 4,6%, mentre il Verbano Cusio Ossola contiene la contrazione (-1,0%).
La trappola della manodopera introvabile
Uno dei nodi critici più rilevanti risiede nelle tensioni sul mercato del lavoro. Nonostante una disoccupazione al 7,6% in Ticino (secondo i parametri Ilo), ben il 21,2% delle imprese ticinesi dichiara difficoltà nel reperire manodopera qualificata. Questo paradosso nasce dall’invecchiamento demografico e dal disallineamento tra le competenze richieste e quelle disponibili sul territorio. Se storicamente il Ticino attingeva a piene mani dal bacino dei lavoratori italiani oltreconfine, oggi l’impatto del nuovo regime fiscale sul frontalierato e la concorrenza dell’area metropolitana milanese stanno riducendo questo margine strutturale. Nei territori italiani confinanti la situazione si fa ancor più complessa: in ambiti come l’edilizia dal 70% al 76% delle aziende lombarde e piemontesi fatica a trovare personale specializzato.
Flussi in aumento, ma la spesa non decolla
Nel settore turistico i dati aggregati evidenziano un trend positivo: i pernottamenti in Ticino sono cresciuti del 3,2% nel 2025 e del 7,4% nei primi cinque mesi del 2026. Crescite a doppia cifra si registrano anche nelle province di Varese (+13,6%) e Como-Lecco (+10,5%). A fronte di un elevato afflusso di visitatori stranieri si registra però una forte debolezza nei ricavi e nella ristorazione. In Ticino la fiducia dei consumatori resta bloccata sotto i -30 punti, con il commercio al dettaglio in difficoltà a causa della concorrenza dell’online e degli acquisti oltreconfine. Parallelamente nell’area lariana si osserva un disallineamento tra l’aumento delle presenze straniere (+10,4%) e un calo della loro spesa effettiva (-13,1%).
Incertezza e sfide per il 2026
I primi mesi del 2026 confermano che l’instabilità commerciale e geopolitica – aggravata dalle tensioni in Medio Oriente e dai rincari energetici – non rappresenta un evento transitorio, ma una costante con cui le imprese insubriche dovranno fare i conti. La sfida dei prossimi trimestri si giocherà sulla capacità di trattenere le competenze professionali e di proteggere i margini operativi dalla compressione dei costi.
Export Varese in aumento: 3,6 miliardi nel primo trimestre. Cresce l’area extra Ue
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