GALLARATE – La richiesta di revoca della delega alla Sicurezza? «La considero per quello che è: una scelta esclusivamente politica. Non mi dimetto, non faccio un passo indietro. Resto al mio posto e continuo a fare il mio lavoro». Così l’assessore Germano Dall’Igna replica ai tre comitati gallaratesi di Futuro Nazionale 450, 487 e 816 – rappresentati da Alessandro Frisoli, Vincenzo Esposito e Davide De Alberti – che, in accordo con i vertici del partito, di recente hanno espresso «seria preoccupazione» per i fatti avvenuti in stazione a Gallarate. Descrivendo una città «degenerata» e «fuori controllo». Ma l’assessore non ci sta.
L’attacco ai vannacciani
Le dichiarazioni rilasciate dai gruppi di Vannacci, dice Dall’Igna in una nota, «dopo una prima sensazione di stupore, lasciano presto il campo ad una certezza: la campagna elettorale è già iniziata e la demagogia ha già preso il sopravvento». Aggiunge: «Sembra che Futuro Nazionale viva in un mondo che assomiglia alla Città ideale, celebre dipinto di epoca rinascimentale che si trova ad Urbino. Le affermazioni e le richieste contenute nel comunicato sono totalmente slegate dalla realtà e dal fenomeno immigratorio che coinvolge tutte le città italiane, ma diremmo europee, e non certamente la sola Gallarate. Addossare le responsabilità del recente e inaccettabile episodio notturno dell’esplosione di bengala al solo assessore significa ignorare, o meglio far finta di non conoscere, quelle che sono le deleghe e le competenze dell’assessore alla Sicurezza, ma diremmo dell’intera giunta». E ancora: «Pretendere che si possa estendere il controllo della polizia locale ad ogni iniziativa, a qualsiasi ora del giorno o della notte, significa non solo non conoscere le dinamiche in materia di sicurezza, ma essere totalmente slegati dalla realtà».
Le azioni sulla sicurezza
E proprio sui temi della sicurezza, prosegue l’assessore, «vorrei ricordare alcuni fatti, non opinioni». Ovvero: «Gallarate è stata inserita nelle Zone a Vigilanza Rafforzata individuate dalla prefettura, attraverso un percorso istituzionale che coinvolge prefettura, questura, carabinieri, polizia locale e le altre forze dell’ordine. Sono inoltre attivi protocolli e strumenti di coordinamento sulla sicurezza delle stazioni, sulla sicurezza urbana e sulla movida». Ora la domanda politica «è molto semplice». Dice: «Se, come sostengono, questa amministrazione non fa nulla e non esiste coordinamento, come spiegano le Zone a Vigilanza Rafforzata? Come spiegano i tavoli con prefettura e forze dell’ordine? Come spiegano il rafforzamento dei controlli e il lavoro quotidiano congiunto sul territorio? E veniamo alla polizia locale, altro argomento sul quale qualcuno sembra avere scoperto soltanto oggi le difficoltà di organico. L’amministrazione conosce perfettamente il problema e lo sta affrontando. Il percorso di potenziamento dell’organico è già in itinere e, a partire da fine agosto e nel corso dei mesi successivi, è prevista una selezione che porterà progressivamente a breve all’inserimento di 6-8 nuove unità».
«Degni della peggior sinistra»
Per Dall’Ugna, «questa è la differenza tra chi amministra e chi fa propaganda: noi assumiamo, organizziamo i servizi, rafforziamo i presidi, lavoriamo con prefettura e questura e coordiniamo quotidianamente la nostra attività con carabinieri e forze dell’ordine». Quindi, «auspichiamo quindi che Futuro Nazionale, nella piena legittimità delle battaglie politiche che porta avanti, faccia finalmente proposte utili e concrete, capaci di aumentare la sinergia tra tutti gli apparati deputati alla sicurezza e di dare un reale contributo alla legittima aspettativa di sicurezza dei cittadini gallaratesi, senza scadere in dichiarazioni come quella recentemente pubblicata sui giornali locali, i cui contenuti, francamente, sono degni della peggior sinistra».
«Resto al mio posto»
Dall’Igna non ha dubbi sul suo futuro: «Resto al mio posto e continuo a fare il mio lavoro, con la polizia locale, con le forze dell’ordine, con prefettura e questura, con il sindaco e con tutta l’amministrazione comunale. Prima di chiedere la revoca di un assessore alla Sicurezza, però, sarebbe opportuno avere almeno un’idea di cosa faccia realmente un assessore alla Sicurezza. Perché amministrare significa conoscere i problemi, assumersi responsabilità, costruire relazioni istituzionali, organizzare servizi e trovare soluzioni. Fare propaganda significa raccontare che tutto va male. Amministrare significa lavorare perché le cose migliorino, io non ho mai detto che va tutto bene. Noi continueremo a farlo. Le polemiche passano. I fatti restano. E prima o poi, i fatti presentano sempre il conto».
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