Legnano, anche FN sul carro degli “anti Pride”: «No a uso strumentale dei simboli»

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LEGNANOAnche il comitato costituente di Futuro Nazionale Legnano ha preso posizione sul prossimo primo Pride cittadino. Di seguito, la nota dei referenti locali del partito di cui è presidente Roberto Vannacci.

Ribalta di parte sostenuta dal Comune

Il comitato costituente di Futuro Nazionale Legnano esprime il proprio disappunto per le modalità con cui si sta costruendo il percorso pubblico del Legnano Pride, in programma domenica 13 settembre, con partenza da piazza Alberto da Giussano e arrivo in piazza Mercato.

Il nostro intervento non nasce da spirito di contrapposizione verso le persone, né intende negare il diritto di ciascuno a manifestare le proprie idee nel rispetto delle leggi. Al contrario, Futuro Nazionale ritiene che ogni cittadino debba essere rispettato nella propria dignità personale. Ciò che contestiamo è la scelta di trasformare il centro cittadino e alcuni simboli identitari di Legnano in un palcoscenico politico e ideologico, con il patrocinio e il sostegno dell’amministrazione comunale.

Costi e ricadute da chiarire

Nei giorni scorsi gli organizzatori hanno presentato il Pride come una manifestazione pensata per “dare voce” a diverse realtà e per affermare che Legnano debba essere “la casa di tutti”. Una dichiarazione apparentemente condivisibile, ma che non può diventare il pretesto per appropriarsi simbolicamente della storia cittadina, a partire dalla figura di Alberto da Giussano e dal Monumento al Guerriero, che appartengono all’intera comunità legnanese e non a una parte politica, culturale o associativa. Futuro Nazionale ritiene discutibile che un simbolo così profondamente legato alla storia, all’identità e alla tradizione della città venga utilizzato all’interno di una comunicazione fortemente connotata. I simboli civici devono unire, non dividere. Devono rappresentare tutti i cittadini, non essere piegati a campagne di parte, qualunque esse siano.

Allo stesso modo, desta perplessità la scelta di attraversare luoghi centrali della città per una manifestazione che, per contenuti e impostazione, rischia di assumere più i toni di una rivendicazione ideologica che quelli di un momento realmente inclusivo. Legnano ha bisogno di meno propaganda e di più attenzione ai problemi concreti: sicurezza, decoro urbano, commercio locale, giovani, famiglie, fragilità sociali e vivibilità dei quartieri. Prendiamo atto che gli organizzatori abbiano dichiarato di voler garantire un percorso sicuro e condiviso con le autorità competenti. Tuttavia, chiediamo all’amministrazione comunale di chiarire pubblicamente quali siano i costi, gli impegni organizzativi, le eventuali risorse pubbliche impiegate e le ricadute sulla viabilità, sul commercio e sulla gestione dell’ordine pubblico.

Così si divide la città

Non abbiamo bisogno di una città divisa tra chi applaude e chi viene accusato di intolleranza solo perché esprime una posizione diversa. Il rispetto non si costruisce imponendo simboli e messaggi ideologici nello spazio pubblico, ma garantendo equilibrio, sobrietà istituzionale e attenzione vera alle priorità dei cittadini.

Futuro Nazionale continuerà a difendere una visione della città fondata sul rispetto reciproco, sulla libertà di espressione, sulla tutela dei simboli identitari e sulla centralità della famiglia, della comunità e delle tradizioni locali. Legnano è una città aperta, ma non può diventare terreno di sperimentazione per operazioni culturali calate dall’alto o sostenute senza un reale confronto con tutta la cittadinanza. Per queste ragioni chiediamo all’amministrazione comunale di mantenere un profilo istituzionale equilibrato, evitando di trasformare il patrocinio pubblico in adesione politica a una manifestazione che non rappresenta l’intera comunità legnanese.

Loris Conti ed Emanuele Abruzzo

Referenti del comitato costituente Futuro Nazionale Legnano

Garavaglia (Fd): «Intanto a sinistra scaricano il woke»

«È curioso che proprio in questi giorni Giuseppe Conte abbia aperto, da sinistra, una riflessione molto critica sugli eccessi della cultura woke, definendola una sorta di “religione morale autoreferenziale” e sostenendo che non possa rappresentare l’ossatura ideologica di una forza progressista. Una riflessione che ha aperto un dibattito nel campo largo e che, evidentemente, dovrebbe far riflettere anche chi governa le nostre città». Lo dichiara oggi, lunedì 24 agosto, Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale.

Per Garavaglia «il problema, sia chiaro, non è il diritto di manifestare, che nessuno mette in discussione. È l’eccesso carnevalesco che caratterizza questa manifestazione che ha tra le sue consuetudini l’attacco e l’insulto verso gli avversari politici. Alberto da Giussano non è un personaggio qualsiasi da utilizzare come elemento grafico per una campagna di comunicazione: è una figura profondamente radicata nell’identità e nella storia di Legnano, un simbolo che appartiene alla memoria collettiva della città. Per questo trovo sorprendente che si possa pensare di arruolare il Guerriero nella comunicazione del Pride, come se la storia di Legnano potesse essere piegata e strumentalizzata a piacere. Una comunità non è soltanto la somma delle rivendicazioni del presente. È fatta di storia, memoria, tradizioni, simboli, radicamento – conclude il capogruppo Fdi in Regione – E rispettare una comunità significa anche rispettare ciò che quella comunità ha ricevuto e che deve poter trasmettere alle generazioni future».

Scurati (Lega): «Giù le mani da Alberto da Giussano»

«Alberto da Giussano è un simbolo storico di Legnano, della Lombardia, della nostra identità e nonché della Lega e non può essere ridicolizzato nel logo del Legnano Pride». Così la consigliera regionale della Lega Silvia Scurati. «Esiste un limite tra il diritto di manifestare e la provocazione gratuita. Chi parla continuamente di rispetto dovrebbe essere il primo a dimostrarlo verso la storia, le tradizioni e i simboli del territorio nei quali si riconosce una comunità. A Legnano il Guerriero rappresenta secoli di storia e un’identità ancora profondamente sentita. La libertà di esprimere le proprie idee non dà il diritto di banalizzare e ridicolizzare i simboli storici. Questa operazione è una provocazione inutile e di pessimo gusto» conclude Scurati.

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