Pride a Legnano, scontro Radice-Almici: «Il Guerriero è di tutti», «evento divisivo»

Radice Almici
Lorenzo Radice e Mario Almici negli studi di Malpensa24 Tv (canale 410 del Digitale Terrestre)

LEGNANO – «Prima dei simboli vengono le persone. Per questo al centrodestra di Legnano faccio una domanda molto semplice: pensate che le persone LGBTQ+ abbiano pieno diritto di essere visibili, di manifestare e di rivendicare pari dignità e diritti nella loro città? Sì o no?». Il sindaco di Legnano Lorenzo Radice replica così oggi, sabato 22 agosto, al capogruppo di Fratelli d’Italia Mario Almici che ha definito «quantomeno discutibile» la scelta di inserire il monumento di Alberto da Giussano nel logo ufficiale del Pride in programma domenica 13 settembre. L’ex candidato sindaco del centrodestra ha inoltre ironizzato sul mancato passaggio del corteo in piazza San Magno, cuore della città.

«In campagna elettorale – ricorda Radice – a una domanda precisa sul Pride, Almici aveva dichiarato che non si sarebbe opposto alla manifestazione e che, se fosse diventato sindaco, avrebbe anzitutto incontrato gli organizzatori per conoscerli e capire come intendessero costruirla. Una posizione che avevo apprezzato e che continuo ad apprezzare. Proprio per questo faccio ancora più fatica a capire la polemica di oggi contro quegli stessi organizzatori. Cos’è cambiato in poche settimane? Si risponda alla domanda iniziale, poi discutiamo anche del Guerriero».

Il sindaco: «Percorso del corteo non stabilito dalla giunta»

Su quest’ultimo punto, il primo cittadino osserva: «Almici lo definisce “il nostro Guerriero”. Nostro di chi? Dei legnanesi tutti? Certamente. Ma allora non si capisce perché un simbolo della città dovrebbe diventare improvvisamente incompatibile con una manifestazione delle persone LGBTQ+. Alberto da Giussano non è “vostro” e non è “nostro”. È di Legnano. E Legnano è di tutti. Del resto, come simbolo, è stato utilizzato e reinterpretato negli anni nello sport, nelle manifestazioni, dalle tifoserie e persino dalla politica. E nessuno si è mai sognato, per questo, di rivendicarne l’esclusiva.

«Poi ci sono i fatti. E sui fatti bisogna essere precisi. Leggo ironie sul fatto che il corteo non passerà da piazza San Magno, ma partirà da piazza Monumento. Peccato che il percorso di una manifestazione non lo decida la giunta comunale. Il percorso è proposto dagli organizzatori e sottoposto alle valutazioni delle autorità competenti in materia di ordine e sicurezza pubblica, ossia la questura. Questo avviene per tutte le manifestazioni: per il Pride, per il 1° Maggio, per l’Arbadeen degli islamici sciiti e per la commemorazione di Carlo Borsani. Succede, anzi è la regola, che il Comune, in occasione di questi cortei, interloquisca con la questura, ma per questioni organizzative; non certo per stabilire i percorsi dei cortei, né, tantomeno, per autorizzarne lo svolgimento. E l’interlocuzione con le forze dell’ordine, in tutti questi anni, è stata evidentemente proficua se tanti soggetti così diversi tra loro hanno potuto manifestare nella nostra città. Perché, come è giusto, chiunque può manifestare per i motivi più disparati, siano civili, politici o religiosi, ma a una semplice condizione: che le leggi siano sempre rispettate».

«Chiediamoci che città vogliamo essere»

Il primo cittadino dem critica quindi la mossa del capogruppo Fdi di “ritoccare” con i colori della bandiera arcobaleno il monumento del Guerriero, come fatto in un post da lui pubblicato sui social. «Non si modificano immagini con l’intelligenza artificiale, come fatto da Almici con il proprio post, per alimentare una polemica e rappresentare qualcosa di diverso da ciò che è realmente accaduto: non mi risulta infatti che nessuno abbia colorato il Monumento. Il confronto politico può essere duro, ma i fatti devono restare fatti».

Infine Lorenzo Radice riprende «da dove siamo partiti. Almici aveva detto che non si sarebbe opposto al Pride e che avrebbe incontrato i suoi organizzatori. Bene. Ripartiamo da lì. Perché la questione vera non è stabilire chi possa mettere Alberto da Giussano su una locandina. La questione che come amministrazione poniamo a Mario Almici è: che città vogliamo essere? Per noi Legnano è di tutti. E “tutti” significa tutti, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, proprio come recita l’articolo 3 della Costituzione, piaccia – come piace a noi questa perla della nostra Carta costituzionale – o piaccia un po’ meno – come sembra a chi preferirebbe non vedere il Pride sotto il Guerriero».

Il capogruppo Fdi: «Affrettato il patrocinio del Comune»

A stretto giro, è arrivata la controreplica dello stesso Almici. «Se fossi diventato sindaco non avrei mai impedito l’organizzazione della manifestazione. Il diritto di manifestare, nel rispetto delle leggi e delle regole, non è in discussione – spiega l’ex rivale di Radice alle scorse Amministrative – Altra cosa, però, è il patrocinio del Comune. Prima di concederlo avrei voluto incontrare gli organizzatori, conoscere nel dettaglio programma, contenuti, modalità e messaggi della manifestazione. Mi sarei confrontato con loro con serietà e rispetto, senza pregiudizi personali ma senza neppure considerare automatico l’appoggio istituzionale dell’amministrazione. Perché consentire una manifestazione e patrocinarla sono due cose profondamente diverse. Il patrocinio significa associare l’istituzione a un’iniziativa e, proprio per questo, ritengo debba essere valutato con attenzione.

«Personalmente – prosegue Mario Almici – non avrei condiviso la scelta di partire proprio dal monumento del Guerriero di Legnano, simbolo della nostra storia e dell’identità cittadina. Avrei preferito un’altra collocazione, senza comprimere il diritto di nessuno a manifestare. Quanto all’immagine che ho pubblicato, mi sembra evidente che nessuno abbia voluto spacciare una fotografia falsa per un fatto realmente accaduto. Era un’immagine simbolica e provocatoria, che rappresentava graficamente ciò che gli stessi organizzatori hanno scelto di comunicare utilizzando il Guerriero abbinandolo ai colori LGBT».

«Tra noi idee diverse sull’uso dei simboli»

Il Guerriero appartiene a tutti, dice il sindaco. «Proprio perché appartiene a tutti – argomenta il capogruppo di Fdi in consiglio comunale – è legittimo domandarsi se sia opportuno utilizzarlo per identificare una manifestazione che porta con sé contenuti e rivendicazioni su cui esistono nella nostra comunità sensibilità e opinioni profondamente differenti. Io ho una posizione diversa da quella della sinistra sul Pride e non ho difficoltà a dirlo. Rispettare le persone e i loro diritti non significa dover condividere ogni battaglia ideologica, né concedere automaticamente il sostegno delle istituzioni. Questo è il punto. E da uomo di destra credo che le istituzioni debbano garantire i diritti di tutti, certamente, ma debbano anche saper custodire la storia, i simboli e l’identità della propria comunità. Su questo, evidentemente, io e il sindaco Radice abbiamo idee diverse».

Il Pride di Legnano “arruola” Alberto da Giussano. E Fratelli d’Italia storce il naso

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