La sinistra che le studia tutte

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Giorgia Meloni e Stefano Bonaccini: è scontro

di Massimo Lodi

Andar cauti? Regola sorpassata. Il presidente del Pd Bonaccini riciccia un’analisi che conoscono anche i sassi: nelle zone di periferia, tra il disagio, dove la sofferenza è maggiore e l’istruzione minore, la destra prende più voti della sinistra. Voleva spiegare: sinistra svegliati, lì sta il problema, qui -tra di noi- deve stare la soluzione. Troviamola. Ammesso di poterla trovare.

Voleva, ma non fa in tempo. O manco ci pensa. E a destra Meloni, svelta, reindossa l’abito da underdog: eccoli di nuovo, quelli col complesso di superiorità. Ci danno degl’ignoranti. Loro privilegiati da chi studia sui libri, noi privilegiati da chi ha studiato sulla sua pelle l’incapacità altrui. Bonaccini replica: ma no, citavo la statistica, auspicando miglior ascolto delle fasce deboli.

Troppo tardi, danno mediatico compiuto alla grandissima. E a destra, per un giorno, gongolano. Danzando la taranta del populismo. Non si parla di tasse mai diminuite, di benzina alle stelle, di sanità in affanno e del resto delle tante fregature prese dagl’italiani dopo aver opzionato tanta speranza. Chi sa a quali suggeritori, ghost writers, corte dei miracoli s’ispirano gli oppositori se il risultato -invece che d’arrecare vantaggi- produce disastri.

Ci sarebbe un modo sicuro di fare minoranza attiva/incisiva: denunziare le pecche della maggioranza. Senza tregua. Macché. Ci s’ingegna a rimenare nelle proprie, com’è di fresco fresco successo quando Conte ha lanciato l’anatema all’indirizzo della cultura woke. Ma lascia perdere, santissimo avvocato, che fra l’altro nessuno capisce di cosa vai parlando. Però capisce che giri per via indiretta una martellata a Schlein, cui il woke -nel caso della segretaria Dem traducibile come ipersensibilità verso i diritti, e il resto mancia- sta a cuore.

Tra una gaffe e un dispetto, la sinistra va dritta verso primarie da suicidio: lotta feroce nel disputarsi la leadership, salvo smarrire in seguito una quota di consenso nelle elezioni vere (parte dei Cinquestelle eventualmente sconfitti non infilerà nelle urne la scheda a pro del candidato Pd e viceversa). C’erano due strade: o intesa tra i responsabili del Campo largo su chi ne sarebbe stato il frontman/frontwoman o scelta d’un super partes così da sopire le rivalità. Si sceglie la terza strada. Pericolosa, infida, foriera di capitomboli esiziali. E a destra possono osare di tutto. Addirittura, parole del viceministro agli Esteri Cirielli, augurarsi un vicinissimo domani con Vannacci ministro. A proposito, sondaggio BiDiMedia: il generale ha toccato l’8% e marcia sul 10. Arruolando sporche dozzine e fecce varie (definizioni sue). Bonaccini, quando ti metti a studiare le contromosse?

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