Tragedia del Devero, due indagati per la morte di Fiori. Giovedì affidata l’autopsia

Baceno intossicati indagini autopsia
La baita all'alpe Buscagna, sopra l'alpe Devero, teatro della tragedia

BACENO – Entra nel vivo l’indagine sulla tragedia consumatasi nella notte tra sabato e domenica all’Alpe Buscagna, a 1.900 metri di quota sopra il Devero.

Ci sono due persone iscritte nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo per la morte di Pietro Maria Fiori, il designer milanese di 35 anni rimasto vittima di una letale intossicazione da monossido di carbonio.

Il pubblico ministero della Procura di Verbania, Laura Carrera, a cui è stato assegnato il fascicolo conferirà nella giornata di giovedì l’incarico al medico legale per eseguire l’autopsia sul corpo del giovane, che si trova tuttora all’obitorio dell’Ospedale Castelli.

Massimo riserbo sugli indagati

Sull’identità delle due persone iscritte nel registro degli indagati si registra il massimo riserbo da parte degli inquirenti. L’inchiesta, condotta dai militari del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Domodossola, si sta concentrando sui dispositivi di riscaldamento presenti nella struttura di proprietà del Comune di Baceno e gestita dall’Ente Aree Protette dell’Ossola e sta guardando anche alle modalità organizzative del soggiorno dei volontari.

Dopo l’iniziale sequestro del boiler – che in base alla documentazione fornita dai Parchi dell’Ossola risulta sostituito da pochi mesi –, i finanzieri hanno apposto i sigilli all’intera baita in sasso. Gli accertamenti tecnici puntano ora a chiarire il funzionamento dello scaldabagno e della stufa per ricostruire con esattezza la dinamica delle esalazioni tossiche.

Le condizioni dei feriti

Oltre alla morte del 35enne milanese, impegnato come volontario nel progetto Pasturs (promosso dalla cooperativa Eliante insieme alle Aree Protette dell’Ossola), l’incidente ha causato l’intossicazione di altre cinque persone.

La compagna 32enne di Fiori resta ricoverata all’ospedale Niguarda di Milano, dove i medici la sottopongono  quotidianamente a trattamenti in camera iperbarica, anche se le sue condizioni mostrano un graduale miglioramento.

Stazionarie le condizioni dei due aiutanti dell’azienda agricola “Biondo” di Masera, ricoverati al Maggiore di Novara, mentre il titolare Francesco Biondo e il padre sono già stati dimessi dall’ospedale di Domodossola. Al momento non ci  querele per le lesioni subite.

La nota di Federparchi

Sulla vicenda è intervenuta anche Federparchi nazionale (il cui vicepresidente è l’ossolano Luigi Spadone): «Di fronte a una tragedia come quella verificatasi nelle Aree protette dell’Ossola la prima parola deve essere rispetto. Federparchi esprime la più sincera vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e a tutte le persone coinvolte. Manifestiamo piena solidarietà alla presidenza e direzione del Parco interessato che stanno affrontando una situazione complessa e drammatica».

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