Adiuvare, nella gestione del diabete di tipo 1 al fianco di 140 famiglie varesine

Adiuvare diabete Lombardia che vorrei

VARESE – Per il consueto appuntamento con l’editoriale promosso dall’associazione “La Lombardia che Vorrei”, approfondiamo il tema del diabete di tipo 1, una patologia che insorge prevalentemente in giovane età e che richiede una gestione quotidiana complessa. Ne parliamo insieme ad Adiuvare, associazione che dal 2011 offre supporto e vicinanza a 140 famiglie nella provincia di Varese. 

Presidente Athos Campigotto, Adiuvare oggi è un’associazione che sostiene 140 famiglie nella provincia di Varese: come è nata questa iniziativa e qual è il suo obiettivo?

«Adiuvare – Associazione Diabetici Uniti Varese APS nasce nel 2011 per volontà del Prof. Alessandro Salvatoni e di un gruppo di genitori e adulti con diabete di tipo 1, una malattia che viene spesso confusa con il tipo 2. L’esordio avviene soprattutto in età pediatrica e giovanile, irrompe nella vita delle famiglie in modo prorompente, richiedendo un sostegno che va oltre l’aspetto clinico. L’obiettivo dell’associazione è costruire una rete di supporto continuativa, capace di affiancare bambini, adolescenti e giovani adulti nel percorso di cura, e di accompagnare le famiglie nella gestione emotiva, educativa e sociale della malattia».

Qual è oggi la situazione del diabete nella provincia di Varese? Si osserva un aumento dei casi?

«Varese è un centro di riferimento regionale per il diabete di tipo 1 in età pediatrica: l’ambulatorio dell’Ospedale F. Del Ponte segue circa 140 piccoli pazienti, con nuovi esordi provenienti da tutta la provincia. Negli ultimi anni, come evidenziato anche dai dati regionali, si osserva un incremento degli esordi pediatrici, in linea con il trend nazionale e internazionale. Nella nostra regione vivono 3500 persone, 0-18 anni, con diabete tipo 1. L’aumento non riguarda solo il numero dei casi, ma anche la complessità delle situazioni cliniche e familiari che richiedono un accompagnamento strutturato».

⁠Quali sono le principali difficoltà che incontrano quotidianamente i pazienti e le loro famiglie?

«Il diabete di tipo 1 è una malattia cronica inguaribile e autoimmune, che richiede una gestione 24 ore su 24: in media 5 iniezioni di insulina al giorno o l’uso continuativo del microinfusore, controlli della glicemia, risoluzione di complicanze acute. Le difficoltà più frequenti riguardano: la gestione emotiva della diagnosi, soprattutto nei primi mesi, la costruzione di una nuova routine familiare, che comprenda esigenze e tempistiche imposte dalla malattia, la necessità di monitorare la glicemia e la terapia giorno e notte, l’impatto sulla vita scolastica e sociale dei giovani con diabete di tipo 1, la paura dei genitori di non riuscire a garantire sicurezza, inclusione e autonomia ai figli».

Quanto è importante fare prevenzione e quali errori vengono commessi più frequentemente?

«Fare prevenzione nel diabete di tipo 1 significa riconoscere precocemente i sintomi e garantire un accesso tempestivo alle cure. I segnali più comuni sono: poliuria (molta urina), polidipsia (sete intensa), dimagrimento, stanchezza marcata. L’errore più frequente è sottovalutare questi sintomi, attribuendoli a svogliatezza, caldo o stress scolastico. Una diagnosi tardiva può portare a complicanze gravi, come la chetoacidosi diabetica e il coma, potenzialmente letali. Per questo Adiuvare promuove da anni il progetto “Diabete a Scuola”, rivolto al personale scolastico, per favorire il riconoscimento anzitempo dei segnali d’allarme e agevolare l’inclusione scolastica. A quest’iniziativa si affiancano articoli sui quotidiani locali, manifesti informativi, striscioni durante eventi e iniziative pubbliche, campagne di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza». 

Come associazione rivolta all’aiuto e all’ascolto verso i pazienti, quali iniziative state sostenendo per il benessere dei giovani malati e delle loro famiglie?

«Il nome ‘Adiuvare’, oltre a identificare l’associazione, richiama un antico verbo latino che significa ‘aiutare’: un gesto semplice, ma capace di offrire sostegno autentico a chi affronta una malattia cronica. A questo scopo, le iniziative principali che l’associazione promuove sono tre:

1. Progetto Nutri-Mente – Respiro nel diabete

Finanziato dall’associazione, con il contributo per il 2027 della Fondazione Comunitaria del Varesotto, garantisce 18 ore settimanali di supporto psicologico gratuito all’utenza, grazie alla presenza di due Psicologhe presso l’ambulatorio diabetologico dell’ospedale F. Del Ponte di Varese. Il progetto è riconosciuto dall’ASST dei Sette Laghi (delibera n. 832/2025) come parte essenziale del percorso clinico.

2. Soggiorni educativo-terapeutici (Campi Scuola)

Due soggiorni annuali per fasce d’età (8–13 e 14–18 anni), dove i ragazzi imparano l’autogestione della terapia, vivono esperienze di gruppo, rafforzano autostima e autonomia. Lontano dai genitori, ma accompagnati dal team diabetologico, i ragazzi trascorrono 5 giorni di condivisione tra pari e di studio della malattia.

3. Progetti “Cresciamo insieme” e “L’insieme che cura”

Gruppi di lavoro, a cadenza regolare, con le psicologhe, dedicati ai ragazzi in età evolutiva, volti alla condivisione, al supporto emotivo e all’autonomia nella gestione del diabete. Per i genitori, gruppi AMA (Auto Mutuo Aiuto), spazi di confronto guidati da una facilitatrice, per tessere una rete benefica di esperienze, vissuti e strategie quotidiane».

Che messaggio vorreste trasmettere a chi convive con il diabete o ha appena ricevuto una diagnosi?

«Il messaggio che vorremmo far arrivare è che: non si è soli. Il diabete di tipo 1 è una malattia complessa, ma oggi esistono strumenti, tecnologie e percorsi educativi che permettono ai bambini e ai ragazzi di vivere una vita piena, attiva e serena nonostante il diabete. La diagnosi è un momento difficile, ma con il supporto della rete clinica e associativa, la malattia può essere gestita con consapevolezza e autonomia».

In conclusione, qual è la “Lombardia che vorreste”?

«Vorremmo una Lombardia che: in primis, metta al centro la salute dei bambini e giovani, garantendo continuità ai progetti psicologici ed educativi; investa nella prevenzione, nella formazione scolastica e nella diagnosi precoce; sostenga economicamente le associazioni di volontariato, che rappresentano un presidio fondamentale accanto alle famiglie; promuova l’innovazione tecnologica, rendendo accessibili sensori, microinfusori e sistemi avanzati di monitoraggio senza differenziazioni tra i vari distretti regionali e sostenga economicamente la realizzazione dei soggiorni educativo terapeutici in modo continuativo, con il fine di permettere alle associazioni una programmazione nel tempo. In definitiva, una Lombardia che non lasci nessuno indietro, soprattutto chi deve vivere con una malattia cronica fin dall’infanzia come il diabete di tipo 1».

Vi diamo appuntamento alla prossima puntata dell’editoriale “La Lombardia che Vorrei” con un’altra realtà protagonista della nostra Varese. Sul nuovo sito dell’associazione, www.lombardiachevorrei.it, è ora possibile consultare tutte le puntate dell’editoriale, trovare informazioni utili sulle attività, conoscere le modalità di partecipazione, restare aggiornati sulle iniziative e proporre anche nuove realtà da intervistare. Vi aspettiamo anche con le vostre segnalazioni e i vostri suggerimenti.

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