Chiarimento lessicale: quella di via Giusti non è una moschea: non lo dico per amore di lessico ma perché ci sono delle differenze nell’impatto sulla città, sia architettonico che di stile di vita. La moschea ha il minareto e il muezzin che chiama la preghiera, incide quindi in modo diverso sia sullo skyline che sulla vita del quartiere.
Il PGT recepisce una norma regionale che si applica anche ai luoghi di culto già esistenti e che già nella sua natura è pensata per rendere vivibile, ordinato, normato un luogo usato da migliaia di persone.
La sala di via Giusti è adibita a luogo di preghiera da più di 25 anni, da prima che fossimo al governo della città ed è un luogo di richiamo per tanti varesini e varesine. C’è quindi nei fatti un massivo utilizzo del luogo e dovreste essere proprio voi leghisti i primi a desiderare il fatto che tutto questo venga normato dal punto di vista urbanistico.
Andiamo nel concreto e chiamiamo le cose con il loro nome: l’inserimento nel PGT del piano per le attrezzature religiose rappresenta l’occasione per verificare il rispetto di tutti gli aspetti urbanistici e normativi legati in particolare alla giusta e calibrata presenza di parcheggi rispetto all’afflusso di persone.
Ma non solo: il PAR norma una serie di regole legate per esempio all’accessibilità da parte dei disabili. Chiarisce e vincola ai CAM (i criteri ambientali minimi) e agli accorgimenti energetici.
In ogni caso, il nostro PGT si ispira sempre e inderogabilmente a CRITERIO DI UNIFORMITÀ che in questo caso si traduce in uniformità di trattamento rispetto ai diversi culti: quello che chiede il collega di minoranza è invece un’eccezione inaccettabile, in quanto legata a un culto in particolare e ci costringerebbe a compiere una discriminazione.
Manuela Lozza
Consigliera comunale Partito Democratico Varese
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via giusti moschea – MALPENSA24
