Como, lungolago chiuso e Lariana in tilt: code fino a 150 minuti

COMO – Il cantiere sul Lungolago Trieste, a Como, ha provocato pesanti ripercussioni sulla viabilità sulla Lariana, con code e tempi di percorrenza particolarmente lunghi nelle giornate di giovedì e venerdì. Il tratto interessato dai lavori, davanti a piazza Cavour, è stato chiuso per consentire un intervento ritenuto non rinviabile. A spiegare le ragioni del cantiere è l’assessore alla Protezione civile del Comune di Como, Michele Cappelletti, secondo il quale il rischio di cedimento della strada era concreto e tale da rendere necessario intervenire. L’amministrazione, ha precisato Cappelletti, sta lavorando per completare l’intervento nel più breve tempo possibile e ridurre i disagi alla circolazione. Per recuperare tempo, i lavori proseguono anche nel fine settimana. Lo riporta Ciaocomo.

Corsie preferenziali e Ztl

L’assessore ha inoltre invitato gli automobilisti in arrivo dalla Lariana a utilizzare le corsie preferenziali predisposte per alleggerire il traffico. Anche questa mattina non sono mancate le code, in particolare in via Torno, con il rischio di ulteriori rallentamenti anche nella giornata di domani. Per favorire la circolazione è stato consentito inoltre il passaggio all’interno della Ztl, lungo via Rodari e piazza Roma, dove le telecamere risultano disattivate.

La protesta dei nove sindaci

I disagi provocati dalla chiusura del lungolago hanno spinto nove sindaci della sponda orientale del lago a chiedere un incontro urgente con il Comune di Como. A sottoscrivere la richiesta sono i primi cittadini di Nesso, Pognana Lario, Faggeto Lario, Torno, Blevio, Lezzeno, Bellagio, Zelbio e Veleso. La lettera è stata indirizzata al prefetto di Como, al questore, al presidente della Provincia, all’assessore regionale alle Infrastrutture e Opere pubbliche e al sindaco di Como. Nel documento i sindaci descrivono una nuova giornata di forte difficoltà sulla Statale Lariana, collegando i disagi ai lavori nella zona del lungolago di Como. Secondo quanto riportato nella lettera, le code avrebbero raggiunto attese fino a 150 minuti, con alcuni tratti completamente bloccati.

Emergenze e mobilità sanitaria

I nove amministratori sottolineano le conseguenze che una paralisi della circolazione può avere non soltanto su pendolari e automobilisti, ma anche sulla mobilità sanitaria. Tra le situazioni richiamate figurano i problemi per le ambulanze, per chi deve raggiungere strutture sanitarie per visite già programmate e per i pazienti dializzati, oltre ai rischi più generali per la gestione delle emergenze.

Il nodo della comunicazione

I sindaci pongono inoltre l’accento sulla comunicazione istituzionale. Secondo quanto sostenuto nella lettera, le amministrazioni della sponda orientale non avrebbero ricevuto dal sindaco di Como informazioni, né ufficiali né informali, sull’avvio dei lavori e sulle conseguenze previste per la viabilità. Da qui la richiesta di un confronto diretto con Palazzo Cernezzi, per illustrare le criticità che interessano da tempo la Statale Lariana e individuare possibili soluzioni. L’obiettivo, spiegano i primi cittadini, è arrivare a una convocazione immediata e aprire un dialogo con il Comune capoluogo, affrontando la questione come un problema territoriale e non esclusivamente cittadino. Le modifiche alla circolazione nel centro di Como hanno infatti ripercussioni sulla direttrice verso la sponda orientale, dove gli spazi per assorbire rallentamenti e deviazioni sono particolarmente limitati.

La richiesta di ACUS Como

Sul caso interviene anche ACUS Como, Associazione Civica Utenti della Strada, che richiama la chiusura di Lungolago Trieste, prevista per dieci giorni per interventi manutentivi, e le conseguenze sulla circolazione. L’associazione richiama l’articolo 14 del Codice della strada e il dovere dell’amministrazione di garantire sicurezza e fluidità della circolazione. La principale richiesta riguarda però il metodo di gestione della mobilità.

Il tavolo della mobilità

ACUS chiede infatti di ripristinare il tavolo della mobilità, già utilizzato dalla precedente amministrazione comunale e che, secondo l’associazione, non sarebbe stato più convocato dall’attuale giunta. L’associazione, presente sul territorio da oltre 25 anni, lamenta inoltre l’assenza di un confronto con l’amministrazione in carica. Secondo ACUS, un tavolo permanente avrebbe consentito di coinvolgere preventivamente gli enti interessati dai lavori e di valutare in anticipo l’impatto sulla viabilità dei cantieri, soprattutto quando interventi realizzati nel territorio di Como producono conseguenze sulle direttrici extracomunali e sui Comuni della sponda del lago.

Una possibile conferenza di servizi

Tra le soluzioni indicate dall’associazione c’è anche la possibilità di ricorrere, quando necessario, a una conferenza di servizi. Il presidente di ACUS Como, l’avvocato Mario Lavatelli, richiama la necessità di mettere a confronto le esigenze degli utenti della strada, quelle dei Comuni interessati e le condizioni operative dei mezzi di emergenza, particolarmente esposti alle conseguenze di una circolazione bloccata o fortemente rallentata. Per l’associazione, la gestione della mobilità dovrebbe quindi basarsi su una programmazione condivisa e su una valutazione preventiva delle ricadute dei cantieri.

Lo studio sulla viabilità

ACUS Como ha inoltre trasmesso uno studio viabilistico elaborato dall’architetto Giuseppe Tettamanti, già inviato in passato agli enti pubblici interessati ma, secondo l’associazione, rimasto senza seguito. Il documento, nelle intenzioni di ACUS, avrebbe dovuto essere valutato nell’ambito di un confronto tecnico sulla mobilità e sulle possibili soluzioni per la viabilità cittadina e sovracomunale. La richiesta dell’associazione è dunque quella di riaprire un confronto stabile sulle scelte che riguardano la circolazione, coinvolgendo anche i Comuni interessati dalle conseguenze delle decisioni assunte nel capoluogo e valutando, quando necessario, il coinvolgimento della Prefettura.

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