Azione a Varese sta nel campo largo, ma Calenda glissa: «Noi siamo il centro»

Carlo Calenda

VARESE – A Varese Azione sta nel centrosinistra, ma Carlo Calenda non lo sa. O dissimula, per continuare a stare a difesa del barile di un centrismo puro e, ormai da tempo, davvero affollato e sfarinato.

Azione sta nel centrosinistra. A Varese

E se Calenda glissa sulla posizione di Azione nel campo largo varesino, è Marco Padula, referente di Azione a Varese a svelare al suo leader la posizione cittadina del partito: «Siamo una forza riformista – ha detto in apertura di incontro – e stiamo lavorando con il centrosinistra in vista delle prossime elezioni. Non c’eravamo la volta scorsa, questa volta sì. Ma non non è una minaccia nei confronti dei nostri alleati, ma la volontà di costruire insieme un progetto».

Salone affollato

Salone Estense affollato (oggi, domenica 6 settembre) per l’arrivo di Carlo Calenda, la prima a Varese da leader di Azione. Tra il pubblico ci sono il presidente della Provincia Marco Magrini, il consigliere regionale del PD Samuele Astuti, e tanti assessori e consiglieri dem varesini. Oltre agli “azionisti” del Varesotto. Calenda, dopo un caffè in piazza Monte Grappa, arriva accompagnato dal segretario provinciale Franco Binaghi e si concede alle domande della stampa. Risponde, sorride, s’arrabbia. Insomma, non si risparmia. E quando entra nel Salone Estense lo accoglie un grande applauso. E il sindaco Davide Galimberti, la cui presenza sancisce l’appartenenza di Azione Varese al campo largo della Città Giardino.

Calenda show con la stampa

Sull’affollamento del centro, Calenda non ha dubbi: l‘unico partito che non si è mai spostato – politicamente – è Azione. «Non so quali partiti ci siano al centro veramente. A me appaiono tutti nella destra o nella sinistra. Però se ce ne sono si facciamo avanti che costruiamo qualcosa insieme. Il centro non è un luogo dove uno si colloca per poi fare un’alleanza con i Cinque Stelle».

La spina Renzi

Ricordiamo a Calenda che l’alleanza con Renzi, partì con successo per poi naufragare quasi subito, al punto che tra i due leader non corre più buon sangue. Calenda, infatti, ha definito Renzi «un giullare», dopo averlo battezzato come il migliore tra i primi ministri che ha avuto l’Italia. «Renzi si è messo a fare affari. Il mio giudizio su Renzi presidente del consiglio non è cambiato. Però ora lui fa altro. Il Terzo polo è stata un’operazione molto buona, ma poi è chiaro che se al primo giorno in parlamento voti La Russa… Noi di Azione invece siamo rimasti al centro, dove siamo sempre stati».

La sola

Idea, quella di ricostruire un fronte democratico-riformista che sappia arginare l’onda d’urto della destra, soprattutto quella estrema, viene rilanciata proprio da Galimberti. E Calenda risponde con una battuta: «Io ci ho già provato e ho preso una sola».

Azione esiste

Tra gli esponenti di Azione non sono pochi quelli che ammettano di voler ascoltare il proprio leader per capire quale rotta politica sta percorrendo il partito. Qualcuno si spinge oltre e, con un po’ di ironia, ammette anche di voler capire “se il nostro partito esiste anche qui sul territorio”. Giriamo queste sensazioni proprio a Calenda che risponde stizzito: «Esistiamo? Certo che esistiamo. Ci presentiamo alle elezioni. Quindi?».

Cinque stelle demoliti: «Quattro scappati di casa»

Poi ha parlato tanto di Europa, di politica estera, di Trump, di caro benzina e gas. Ma anche dello spauracchio Vannacci e dei Cinque Stelle: «Io li considero irresponsabili. Sono il vero pericolo dell’Italia. Hanno infettato la sinistra italiana. Sono quattro scappati di casa e il rischio è quello di avere ancora Conte come candidato premier dopo che hanno governato anche Salvini. Dobbiamo mettere insieme le forze riformiste, socialiste, popolari e democratiche del Paese e noi lavoreremo in tal senso». Al centro. Good luck.

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