Vuelta, il protocollo per il caldo e le incongruenze: che futuro per il ciclismo?

Vuelta protocollo caldo córdoba

CORDOBA (SPA) “La iniciativa de activar el protocolo parte de los corredores”. “L’iniziativa di attivare il protocollo (Uci Extreme Weather Protocol, ndr) parte dai corridori”. Le parole con cui Javier Guillen, direttore generale della Vuelta, spiega perché è stata brutalmente martoriata la tappa di oggi, 15a frazione della corsa spagnola, pesano come macigni. La responsabilità è dei corridori.  Gli stessi che si erano fermati in mezzo alla strada nel temporale con grandine e avevano annullato la tappa numero 3, quella che portava a Font Romeu.

I calcoli del protocollo

Il protocollo, introdotto nel 2015, e modificato nel 2024 con l’aggiunta di regole per le alte temperature non si basa sulla semplice temperatura dell’aria, ma utilizza l’indice WBGT (Wet Bulb Globe Temperature), un parametro che, in modo complesso, calcola lo stress termico combinando temperatura, umidità, velocità del vento e radiazione solare in pieno sole. In base al valore WBGT, si rientra in 5 zone di rischio. Ogni zona di rischio prevede delle contromisure.

La sua incerta applicazione

Ma l’applicazione del protocollo non è sempre la stessa. Al Tour de France di quest’anno, per esempio, con temperature più alte che qui in Spagna solo la 9a tappa è stata accorciata di 30 km. L’ultima, a Parigi, è stata sì accorciata ma per motivi di sicurezza e di ordine pubblico. Non per il caldo. Per il caldo erano state variate le regole per i rifornimenti e l’idratazione. Cosa che era già stata applicata anche qui alla Vuelta.

L a posizione di Patxi Vila

In questo senso Patxi Vila, che non è un turista ma un direttore sportivo della Red Bull che con Roglic vorrebbe vincere questa Vuelta ieri era stato chiaro (guarda il video): “L’organizzazione e la giuria hanno già preso una buona decisione ad aprire il rifornimento dal km 0 fino all’ultimo chilometro, permettere l’approvvigionamento con acqua e ghiaccio lungo tutto il percorso.  Siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo cercare di fare la gara come si deve. Dobbiamo aiutare anche gli organizzatori perché altre scelte non sono facili da prendere”.

La protesta di Mas

Invece, il primo a parlare pubblicamente di “prendere misure contro il caldo” era stato già giorni fa Enric Mas, il leader della corsa. Che la squadra sia la Movistar, e che la Movistar con la sua forza economica, in Spagna muova interessi enormi è (forse) solo un caso.

Esiste una soluzione?

Il taglio della tappa di oggi fa riflettere e porta con sé degli interrogativi. Quali potrebbero essere le contromisure in un’epoca in cui le temperature del pianeta sembrano destinate a salire? Partire presto al mattino? La soluzione non interesserebbe alle tv che con pagando i diritti tengono in piedi il movimento. Tappette ogni volta più corte? Non sarebbe ciclismo, uno sport comunque di fondo. Bloccare l’attività nei mesi estivi in alcune zone? Follia. Senza volere tornare ai tempi eroici o alla nevicata del Giro sul Gavia (che ha appassionato un pochino di più di questa pantomima di oggi) sapete quanti gradi c’erano a Siviglia quando nel 2010 la Vuelta prese il via con una crono serale? Di giorno 48, alle 23 erano “solo” 44 i gradi. Eppure…

Le incoerenze

Poi, per interesse, si va a correre in gare di terzio livello e con temperature estreme dove ci sono ricchi premi? Certo che si va. Si va a correre a 4.000 metri e al gelo per racimolare punti Uci? Si che si va. È un fatto eccezione e imprevedibile che nel sud della Spagna ad agosto faccia caldissimo? Certo che no. Allora potrebbe essere sbagliato proporre un percorso così. E se così fosse, perché nessuno si sia lamentato prima? Perché non sono stati presi provvedimenti a priori? Perché i corridori dormono e si svegliano quando è tardi?

La tappa a Van Aert

Intanto la tappa, che sarebbe più giusto definire kermesse visto che si è disputata su 110 km e non sui 190n previsti, è stata vinta da Wout Van Aert. Il belga ha avuto la meglio su quattro suoi compagni di fuga finiti nell’ordine: Alessandro Romele, che sta correndo una bella Vuelta, Nys, Debruyne, Leknessund. Sesto posto per Alessandro Covi. I big a 2’44”. In classifica generale comanda sempre Mas con 2’06” su Gall e 2’10 su Roglic.

Domani riposo

Domani la Vuelta sfrutta a Siviglia il secondo e ultimo giorno di riposo. La corsa riprenderà, sempre in Andalusia, martedì 8 con la 16a tappa, Cortegana-La Rabida/Palos de la Frontiera. In programma, se nulla cambia, 181 km e 2.256 metri di dislivello. Neanche un gpm per una tappa praticamente in discesa. Ma è facile che i corridori troveranno lo stesso modo per lamentarsi.

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