Donald Trump promette cinquemila dollari a ogni americano adulto se, alle elezioni di midterm, vinceranno i repubblicani, cioè se primeggerà ancora lui con la sua sfrontatezza politica. Voto di scambio? Macché, vecchie consuetudini che in Italia sono state praticate più o meno sottotraccia in passato e non solo. Ricordate le scarpe di Achille Lauro a Napoli? Bene, anzi, male: prendiamo spunto dalla sfacciata iniziativa del presidente Usa per dare un consiglio (non richiesto) alla nostra classe dirigente, che, quando vuole, sa dove trovare i soldi: dati i tempi, offra un ventilatore come premio elettorale a chi, alle urne, deciderà di votarla.
Non è una scempiaggine rispetto alla crisi climatica in atto, al “forno” di questi mesi estivi e all’indifferenza della classe politica in senso trasversale verso l’unica, vera emergenza: le temperature che aumentano e provocano gli sconvolgimenti che abbiamo visto e provato sulla nostra pelle. Ce ne siamo accorti tutti, tranne i politici. Attenzione: quella del ventilatore è una provocazione, lo precisiamo perché al giorno d’oggi si confondono con troppa disinvoltura la verità, la falsità, il verosimile, il possibile, l’impossibile, le cose serie e le amenità. Una provocazione per sottolineare il clamoroso disinteresse delle istituzioni per quanto sta succedendo ed è già successo nell’atmosfera.
E’ passata l’estate parlando di tutto e di più, dal caso Ranucci alla legge elettorale, dalla cultura Woke al camerata Vannacci, dal campo largo allo spazio Schengen, per continuare con una serie di altre questioni che, forse forse, non toccano direttamente i cittadini. Sul clima, silenzio. Nessun vertice ministeriale, nessuna iniziativa per mettere in sicurezza il Paese, nessuna dichiarazione. Eppure si tratta di un problema che si annuncia tutt’altro che episodico. Gli esperti anticipano già che il 2027 sarà peggiore dell’anno in corso, benché quest’ultimo sia stato il più caldo di sempre, o quasi. Le persone più fragili hanno patito le conseguenze più pesanti. Per chi dispone di un condizionatore è scattato una specie di lockdown climatico: chiusi in casa per fronteggiare la calura.
Le conseguenze sulla salute collettiva sono implicite, pleonastico descriverle. Benché si contino vittime proprio a causa delle alte, altissime temperature. Per non dire degli effetti negativi sull’agricoltura, sui mari che bollono fino a 33 gradi e oltre, sui ghiacciai che si sciolgono e, infine, l’altra faccia del “nuovo” clima: il fiume di fango (e le migliaia di morti) tra il Nepal e il Tibet e le trombe d’aria che, anche qui da noi, provocano danni incalcolabili. Ma si parla d’altro. Vero, sono state varate misure per sospendere alcune attività durante le ondate più insopportabili del giorno, sufficiente? Non possiamo pretendere che Giorgia Meloni chiuda di colpo il buco nell’ozono, possiamo però pensare che il suo governo agisca, ad esempio, con provvedimenti di prevenzione nelle scuole, nelle carceri, negli ospedali, dove si soffoca, non si respira e si patisce un caldo atroce. Come sarebbe opportuno attivarsi per monitorare e intervenire sul dissesto idrogeologico del Paese, che in questo contesto climatico è sempre più a rischio.
Si chiede troppo? Forse è così, soprattutto in un’estate che sta finendo e si porterà via anche i disagi e le sofferenze per le temperature tropicali, mai provate prima alle nostre latitudini. Problemi soverchiati da altri all’apparenza più urgenti per i governanti impegnati a garantirsi il posto fin dal 2027, che però sarà più caldo del 2026. Come ha avuto modo di minimizzare il presidente del Senato, ci faremo l’abitudine. Il punto è che possiamo anche abituarci alle estati infernali, più difficile adeguarci alla politica che ci soffoca in ben altro modo.
