NOVARA – Il progetto di Silicon Box sembra entrare sempre più nella sua fase operativa e si prepara ad un nuovo, importante passaggio istituzionale. Venerdì prossimo il ministro delle Imprese e del Made in Italy sarà a Novara per una serie di incontri legati alla procedura di insediamento del colosso dei semiconduttori con sede centrale a Singapore.
Il cronoprogramma
L’arrivo del ministro è stato annunciato oggi Palazzo Cabrino. I dettagli della visita sono ancora da definire. Ma si tratta di un altro momento importante. Dell’avanzamento dell’iter si era parlato anche sabato a margine del convegno «La Lega delle idee», alla presenza del governatore del Piemonte Alberto Cirio e del sindaco di Novara Alessandro Canelli, quest’ultimo nella doppia veste di primo cittadino e di commissario straordinario per il permitting nominato dal Governo.
Il cronoprogramma aggiornato prevede la consegna del progetto esecutivo entro la fine dell’anno proprio nelle mani del commissario straordinario. L’obiettivo è procedere al rilascio in tempi record del permesso di costruire per arrivare all’avvio ufficiale dei lavori entro la fine della prossima primavera.
Maxi-investimento e 1.600 posti di lavoro
L’operazione per portare a Novara il colosso asiatico leader nei chiplet – componenti fondamentali per i microprocessori di ultima generazione – ha una rilevanza strategica a livello nazionale ed europeo. Si tratta di un investimento complessivo da 3,2 miliardi di euro, di cui 1,3 miliardi erogati dallo Stato italiano (con via libera già ottenuto da Bruxelles sugli aiuti di Stato). Invitalia ha completato l’istruttoria tecnica ed è prossimo il definitivo semaforo verde del Cda al contratto di sviluppo.
Una partita economica e occupazionale di primissimo piano che nelle intenzioni porterà sul territorio 1.600 nuovi posti di lavoro diretti. Un risultato ottenuto superando la forte concorrenza di altre regioni italiane come Lombardia, Veneto e Puglia. A fare la differenza per il sito novarese, oltre alla vicinanza al polo logistico di Amazon, è stata la posizione geografica baricentrica tra i Politecnici di Milano e Torino, oltre alla spinta delle istituzioni locali nella gestione della complessa macchina burocratica.
