LEGNANO – «La realtà fattuale e processuale di quanto accaduto per il mio assistito all’ospedale di Legnano è un’altra». È quanto precisa l’avvocato Michele Carnovale, difensore di L. A., il sindacalista che lo scorso giugno fu protagonista di una rissa con un dirigente dell’Asst Ovest Milanese al bar dell’ospedale di Legnano (nella foto) e nei confronti del quale l’autorità giudiziaria ha disposto nei giorni scorsi gli arresti domiciliari.
Legale: «Quadro fattuale diverso da quello narrato»
«L’originaria misura del divieto di avvicinamento al direttore della Struttura complessa Gestione Acquisti dell’Asst Ovest Milano – precisa Carnovale – non è stata disposta al signor A. in conseguenza dei fatti del 25 giugno (quando l’A. avrebbe “picchiato” il direttore, fatto questo assolutamente falso come spiegherò più avanti), bensì precedentemente e sulla base di alcune assunte azioni persecutorie e di minacce che l’A. (che attualmente svolge funzioni sindacali nella Fials Laghi Varese) avrebbe posto in essere nei confronti del dirigente nei mesi di febbraio, marzo e aprile di quest’anno. Ed in conseguenza di tali condotte subite il direttore sarebbe caduto in una condizione di stato d’ansia, timore e paura, per sé e la propria famiglia, tanto da (per come da lui rappresentato nei propri atti di denuncia) dover mutare le proprie abitudini di vita: da qui la necessità, per l’autorità procedente, di disporre misure cautelari nei confronti del signor A.
«Tuttavia – prosegue il legale – l’espletata attività di indagine svolta ha consegnato un quadro probatorio e fattuale diverso (e ben più ridimensionato) da quello narrato dal dirigente. Tanto è vero che il pm procedente ha richiesto al gip l’archiviazione per tutti i fatti denunciati dal dirigente, ad eccezione di due singoli assunti episodi di minaccia di cui dirò poi. Il pm evidenzia come la vicenda che ha visto protagonisti l’A. e il dirigente si è esaurita in pochi giorni e che si tratta di alterchi nati dal fatto che l’assistito, nell’esercizio delle proprie funzioni sindacali, ha inoltrato ai vertici dell’Azienda Sanitaria diverse segnalazioni per rappresentare situazioni pregiudizievoli in cui si sono venuti a trovare dei lavoratori iscritti al sindacato in conseguenza di determinazioni dirigenziali assunte dal direttore ritenute non consone».
«Da accertare due episodi di minacce»
Il pm sottolinea come non sussistano gli estremi degli atti persecutori, «fatti smentiti peraltro – riprende l’avvocato Carnovale, con studio a Gallarate – dai soggetti escussi quali persone informate sui fatti, i quali hanno anche fermamente smentito (per come si evince dai relativi verbali in mio possesso) che il dirigente, dopo gli assunti episodi di minaccia, abbia mutato le proprie abitudini di vita, ovvero si trovasse in un evidente stato di turbamento. Esclude il pm anche la sussistenza del reato di diffamazione (in riferimento alle segnalazioni citate che l’A. ha rivolto ai vertici aziendali nell’espletamento delle sue funzioni) essendosi trattato di iniziative sindacali finalizzate a censurare determinazioni datoriali ritenute lesive degli interessi e diritti dei lavoratori.
«I due unici episodi di minaccia allo stato valorizzati (6 e 9 marzo) sono stati posti a base di decreto penale di condanna notificato all’A., rispetto al quale è stata proposta opposizione e che, dunque, sono ancora oggetto di accertamento giudiziale: vedremo gli sviluppi, ma certamente, in questa fase, dare “certezze” ai lettori in ordine a presunte condotte minacciose poste in essere dall’A. è scorretto e fuorviante. Ma come è facile notare, si tratta di episodi isolati verificatisi in un ristrettissimo arco temporale, che non assumono, come detto, i connotati di atti intimidatori.
«Non corrisponde nemmeno al vero che l’A. abbia violato più volte la misura cautelare a cui è seguito l’aggravamento della stessa: per come si evince dalla corrispondenza email intercorsa con la Stazione Carabinieri di Rescaldina, il 27 agosto A. aveva necessità di recarsi nell’ospedale di Legnano per espletare una importante visita medica (è soggetto invalido, diabetico e in precarie condizioni di salute). L’assenza di tempi tecnici (anche visto il periodo feriale) per poter richiedere al gip autorizzazione a recarsi in ospedale lo ha quindi indotto a mettersi in contatto con i Carabinieri per segnalare, non solo il motivo dello spostamento, ma anche il momento in cui sarebbe partito da casa per recarsi nella citata struttura: tutt’altro, quindi, che plurime violazioni della misura, soprattutto, tutt’altro rispetto ad assunti spostamenti per “duellare” con il dirigente, contrariamente a quello che, tra le righe, lascia intendere l’articolo».
La rissa al bar dell’ospedale
«Per quanto riguarda poi i fatti verificatisi il 25 giugno, è assolutamente aberrante riferire che ad essere stato picchiato è stato il dirigente. Infatti, in relazione all’episodio in esame è stata presentata formale denuncia-querela dal signor A., a mezzo della quale è stata fornita all’autorità giudiziaria la corretta ricostruzione degli eventi. La documentazione medica attesta le gravi lesioni che l’assistito ha riportato in conseguenza dell’aggressione subita dal dirigente la mattina del 25 giugno nei pressi del bar dell’ospedale di Legnano. Quest’ultimo, in un contesto di discussione verbale, magari animata ma di ciò si trattava, è andato in escandescenze prendendo a calci e pugni l’A., scaraventandolo a terra (nell’occasione questi indossava un tutore ad una gamba malandata per via del diabete, vertendo quindi anche in condizioni di equilibrio precario) e procurandogli la frattura del setto nasale, la frattura del coccige e varie tumefazioni in più parti del corpo, con una prognosi iniziale di 30 giorni e con conseguenze fisiche per le quali il signor A. è tutt’ora in cura. Si percepisce, invece, dall’articolo di stampa che il signor A. è persona violenta, aggressiva e con atteggiamenti intimidatori, si impone pertanto rettifica anche in tal senso, atteso il portato denigratorio e diffamatorio dello stesso.
«Ulteriori circostanze non vere riportate nell’articolo in questione – conclude la nota del legale – Non corrisponde al vero che l’A. sia stato espulso dalla Uil a seguito dei fatti del 25 giugno: A. aveva già prima rassegnato le proprie dimissioni per lavorare in seno alla Fials Laghi; è stato attivato procedimento disciplinare nei confronti dell’A., all’esito del quale e delle connesse verifiche, è stata disposta l’archiviazione dello stesso».
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