Giurisprudenza al via con Tina Montinaro: «Sono 34 anni che aspetto giustizia»

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L'intervento di Tina Montinaro all'Università dell'Insubria

VARESE – La prima lezione delle matricole del corso di laurea di Giurisprudenza nella nuova sede dell’Università dell’Insubria in Camera di Commercio si è aperta con due relatrici d’eccezione. Non solo l’intervento della pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti, ma anche le parole di Tina Montinaro, moglie dell’agente di Polizia Antonio Montinaro, che perse la vita nella strage di Capaci. La presidente dell’Associazione Quarto Savona Quindici ha portato agli studenti un potente messaggio di legalità (nel video qui sotto intervista e intervento dal palco). 

Da 34 anni in attesa di giustizia

«Mi ritengo una donna molto fortunata perché ho sposato un poliziotto che credeva in quello che faceva – ha esordito – sono stata accanto a lui solo 5 anni e abbiamo avuto due bambini, lui nel ’92 aveva 29 anni, ma io non cambierei una virgola della mia vita perché quel ragazzo con le sue scelte a me e ai suoi figli ci fa camminare a testa alta e non è poco in questo Paese». Dopo la tragedia Tina Montinaro ha deciso di andare avanti e cercare di cambiare le cose, portando il suo esempio in giro per l’Italia. «Sono 34 anni che aspetto giustizia – ha detto – si fanno tutti i processi e noi familiari siamo più confusi di prima. Ma i mafiosi non sapevano che Antonio Montinaro aveva sposato Tina che era una napoletana bella tosta. Ormai sono arrivata a 66 anni, forse quella verità l’avrà mio nipote Antonio. Voi dovete fare di tutto per far venire fuori quella verità, perché sennò non siamo un paese credibile, non siamo un paese serio».

La fiducia nei giovani

«Noi anziani non siamo stati bravi, voi dovete essere migliori di noi – ha detto sempre rivolgendosi agli studenti – dovete essere più caparbi di noi, dovete chiedere e battervi per quelle verità, se veramente crediamo in un paese migliore. Questo è quello che chiedo a voi». Ha poi ricordato le attività svolte dall’associazione, tra cui anche una colonia estiva per i figli dei detenuti. «La nostra Costituzione dice che dobbiamo difendere i criminali – ha poi aggiunto – ma ricordate sempre chi avete davanti. Qualcuno che ha deciso di collaborare diventa un ex mafioso, ma mio marito non è diventato un ex morto. Io vorrei le verità sulle stragi dai collaboratori e voi dovete chiederle insieme a me. Dobbiamo fare capire che non ci accontentiamo più delle mezze verità, solo perché tanta gente ha fatto carriera su tutti i nostri morti».

I ricordi della rettrice

La lezione si era aperta con il saluto della rettrice Maria Pierro. «Anch’io iniziato come matricola di Giurisprudenza – ha detto – ricordo ancora il mio primo giorno, ero a Pavia in un’aula gremita come questa. Quel giorno ho conosciuto persone che poi sono diventati colleghi e amici. Mi sono laureata nell’89. Se oggi dovessi scegliere mi iscriverei di nuovo a Giurisprudenza». Materia della prima lezione diritto costituzionale: «uno degli esami imprescindibili», ha detto la rettrice. «Cercate di non perdere neanche una lezione – l’invito ai ragazzi – il valore aggiunto viene dato dai docenti, vi cambia la prospettiva, il sistema, la capacità di ragionare e soprattutto di parlare perché il linguaggio giuridico non è un linguaggio comune, va imparato. Qualche esame si può sbagliare, non vi abbattete, fate amicizia e collaborate tra di voi. Auguro a tutti buon primo giorno della vostra università».

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