NOVARA – E’ scattato questa mattina alle 5:50 l’avvio ufficiale della stagione di caccia libera in Piemonte. Un appuntamento che nell’Alto Piemonte mobilita migliaia di appassionati, ma che apre anche una profonda spaccatura sul territorio tra sostenitori dell’attività venatoria, associazioni ambientaliste e addetti ai controlli.
Un mondo sempre più piccolo
Il numero dei cacciatori italiani è in costante diminuzione. Attualmente i cacciatori sono circa 700mila e rappresentano poco più dell’uno per cento della popolazione. Anche in Piemonte il “popolo delle doppiette” è in costante e progressivo calo, con una diminuzione media stimata intorno all’1,5% ogni anno e un totale sceso a circa 15.710 cacciatori attivi nella stagione venatoria 2025/2026. Un declino inarrestabile. Inoltre, in base ai sondaggi, otto italiani su dieci vogliono abolire la caccia.
Il quadro nel Novarese e nel Vco
Sui 820 chilometri quadrati gestiti dai due Ambiti territoriali di caccia del Novarese si metteranno in movimento 2.143 cacciatori (1.014 nel Novara 1 Ticino e 1.129 nel Novara 2 Sesia). La quota complessiva tiene, ma nel totale ci sono 828 cacciatori forestieri, a fronte dei 1.315 residenti.
Spostandosi nel Verbano Cusio Ossola, la caccia di selezione agli ungulati è già attiva da alcuni giorni nei tre Comprensori Alpini (Vco 1, Vco 2 e Vco 3). Qui la gestione si fonda su censimenti rigorosi che determinano l’assegnazione nominativa dei singoli capi da prelevare per ciascun cacciatore abilitato.
Regole cambiate sui cinghiali e scontro sulla sicurezza
Un’attività che comporta costi crescenti: nel Novarese l’iscrizione all’Atc è salita a 150 euro, oltre ai 173 euro di tassa governativa e 100 euro di tassa regionale. Da oggi sarà consentito il prelievo di lepre comune, coniglio selvatico, minilepre, fagiani e quaglie, mentre per la volpe il piano di abbattimento prevede la quota di 795 capi.
Per i cinghiali, per i quali si stimano circa 700 abbattimenti nel Novarese, le doppiette entreranno in azione dal 3 ottobre. La novità sostanziale riguarda l’accoglimento delle linee guida regionali, che consentono la caccia al cinghiale in forma singola anche al di fuori delle tradizionali battute di squadra.
Una norma he suscita forti perplessità persino all’interno del mondo venatorio per le evidenti implicazioni sulla sicurezza e per i cambi di rotta normativi segnalati dalle stesse associazioni di categoria alle istituzioni locali.
La protesta ambientalista: fauna stremata dopo roghi e siccità
Il fronte ambientalista risponde preannunciando la presenza nei boschi attraverso passeggiate ed eventi di disturbo pacifico. La contestazione di realtà come LAV e LIPU affonda le radici nelle condizioni dell’ecosistema locale: l’estate appena trascorsa è stata segnata da gravi episodi di siccità e, specialmente nel territorio del Vco, da numerosi incendi boschivi che hanno devastato ampie porzioni di habitat naturale.
Secondo le associazioni, la fauna selvatica è già stremata dalla mancanza d’acqua e dalla perdita di territorio; aprire la stagione venatoria in questo contesto significa aggiungere ulteriore stress a specie in evidente sofferenza.
La battaglia è finita anche sul tavolo del TAR del Piemonte: i giudici hanno respinto la richiesta di sospendere in blocco il calendario venatorio, ma hanno accolto le istanze per la tutela della pernice bianca (di cui è stato vietato il prelievo) e imposto limitazioni per la caccia all’allodola.
Il fronte dei controlli nel Vco: fioccano maxi-multe e sequestri
Che la tensione sia alta lo confermano i primi esiti dei controlli condotti dalla Polizia Provinciale nel Verbano Cusio Ossola, dove le violazioni hanno già prodotto sanzioni per diverse migliaia di euro.
A Montecrestese, un cacciatore svizzero è stato sanzionato con una multa superiore a 5 mila euro per aver utilizzato un elicottero privato al fine di recuperare un cervo maschio coronato abbattuto e trasportarlo in territorio elvetico.
A Macugnaga, gli agenti di pattuglia in alta quota hanno sorpreso due uomini subito dopo l’abbattimento di un giovane camoscio. Dai rilievi è emerso che a sparare, da una distanza di circa 700 metri, era stato un uomo privo della licenza di caccia per il Vco, assistito da un secondo cacciatore autorizzato che gli forniva le indicazioni di tiro. Anche in questo caso, 5000 euro di multa.
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