Giorgetti a Varese: «6 miliardi in più per la sanità. L’autonomia è responsabilità»

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Il ministro Giorgetti alla presentazione del rapporto sulla sussidiarietà a Varese

VARESEQuante risorse per la sanità italiana? E soprattutto come diventano cura e quali sono le diverse responsabilità? Il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti ha parlato di tutto questo nel suo intervento questa mattina, lunedì 21 settembre, all’Università dell’Insubria a Varese (qui sotto il video). L’occasione era la presentazione del rapporto sui costi della salute promosso dalla Fondazione per la Sussidiarietà.

La frase di Magrini non piace al Pd

Prima della relazione di Giorgetti c’è stato spazio per i saluti istituzionali. A quello della rettrice dell’Università dell’Insubria Maria Pierro e del sindaco Davide Galimberti ha fatto seguito l’intervento del presidente della Provincia Marco Magrini. Che ha scatenato ben più di una reazione nell’ambiente politico varesino. Con una frase in particolare che ha fatto arrabbiare il Pd – che fa parte della sua maggioranza in Provincia – come raccontano i retroscena delle prime reazioni a caldo. Il numero uno di Villa Recalcati – non è la prima volta – ha speso parole di ringraziamento per il titolare del Mef. Ritenute però eccessive in questo caso dai suoi alleati. «Qui a Varese lo chiamiamo San Giorgetti – ha detto con una battuta che ha fatto sorridere il ministro – ti faremo una statua in centro a Varese per tutte le risorse che stai portando». L’uscita non è stata gradita dagli esponenti dem e ha subito fatto discutere tra i corridoi della politica locale.

6 miliardi in più

Poi Giorgetti è entrato nel cuore del tema. «Penso che alla sanità pubblica – ha detto – oggi serva una robusta iniezione di ingegneri gestionali per dare priorità alla organizzazione dei servizi e all’ottimizzazione dei processi. Chi esce dall’ospedale deve sapere chi lo seguirà a casa. Questa certezza è parte della cura». E ha poi citato un dato preoccupante che emerge dal rapporto: 6 milioni di persone hanno rinunciato a visite o esami per le attese e per i costi. Quindi il capitolo risorse: «Per il 2026 il Governo ha portato il finanziamento del servizio sanitario a 142,9 miliardi, oltre 6 in più rispetto al 2025. Ma i cittadini non misurano la sanità in miliardi. La prova dell’impatto di queste risorse è quando e come diventano cura. Certo, le risorse sono un presupposto, ma la prima responsabilità è di chi organizza e dirige i servizi. La seconda responsabilità è di chi governa i territori: chi chiede la libertà di decidere accetta di rispondere delle proprie decisioni, anche sul piano finanziario. Più autonomia e più responsabilità, non l’una senza l’altra. Sussidiarietà e federalismo responsabile stanno insieme, separate non reggono».

Sovranità, conti e fiducia

«La sovranità si esercita tenendo i conti in ordine – ha proseguito – l’Italia ha 3.000 miliardi di debito, il 137% del Pil. Decide da sé finché conserva la fiducia di chi le presta i soldi. Se la perde, le priorità le dettano i creditori. Oggi qua la fiducia c’è. Lo spread è rimasto stabile, il rating è migliorato, gli interessi risparmiati sono il fieno in cascina con cui abbiamo aumentato il fondo sanitario». Ha poi definito sussidiarietà, federalismo responsabile e sovranismo pragmatico tre nomi per una stessa cosa. «Dal quartiere al piccolo comune al bilancio dello Stato l’idea che traggo anche quest’anno dal rapporto – ha concluso – è quella di un Paese in cui ciascuno fa la propria parte e ne risponde. La sfida dei prossimi anni è trasformare i conti in ordine in cure che arrivano alle persone. Varese, dove autonomia e responsabilità sono sempre andate insieme, è il posto giusto per dirlo».

L’invito alla Regione

Lasciando l’aula magna Giorgetti non ha regalato battute alla stampa: alla fine del momento di confronto con l’onorevole Maria Chiara Gadda è svicolato dall’uscita laterale dribblando i cronisti delle testate locali e nazionali presenti. Ma dal palco ha voluto lanciare un messaggio a Regione Lombardia. «È vero che tanto personale sanitario se ne va: qui siamo a Varese e molti vanno in Svizzera». E poi rivolgendosi direttamente al sottosegretario Raffaele Cattaneo seduto in prima fila. «Sicuramente avrà letto la norma che è contenuta nell’ultimo decreto legge: siccome il premio di confine è stato immaginato per compensare soprattutto sul personale sanitario questo tipo di concorrenza sleale li invito ad agire rapidamente e sollecitamente in questo senso».

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