La domenica qualunque

domenica politica partiti
Da sinistra in senso orario, Meloni, Salvini, Tajani, Vannacci, Conte, Shlein

di Massimo Lodi

Riassumendo il domenicone politico. 1) Meloni oscura i campi altrui, larghi e stretti, con l’annuncio -sempre viva la demagogia- del tetto al numero degli studenti stranieri in classe e il divieto a burqa e niqab. Dopo il bollo, il bollo e mezzo: questa è roba avvertita intensamente dalle corde popolari, dunque su i toni che tirano giù gli applausi. 2) Salvini fa la capriola-surprise, sembra a un passo dallo stringere il patto coi governatori contestanti et alia, invece li frega annunciando: congresso straordinario, congresso straordinario! Li frega sì: avranno poco tempo, la Tre Effe (Fontana Fedriga Fugatti) più Romeo e Zaia, per organizzarsi: quale programma alternativo opporre al Capitano, quale leader da urlo. Il segretario la sfangherà, vedrete. 3) Conte, dalla tribuna pentastellata di Nova, interpreta la parte del sinistro, over sinistro, che hai visto mai.  Sorpasso su Schlein, Bonelli, Fratoianni, chiunque se la tiri a capocordata radicale. Il ruolo se lo assegna lui, l’avvocato dell’arrampicarsi italiano. Le primarie me lo certificheranno, sostiene. Fatevene una ragione, voi del Pd. 4) Vannacci a Orvieto va oltre l’orizzonte fin qui tracciato: l’unico voto utile sarà il voto dato a noi, sentenzia. A noi, caspita. Marziale, storica, evocativa espressione. Riceve un fascio di battimani dal nostalgismo, anche internazionale, di cui il generale si circonda. Infine: no alleanze con Giorgia e soci. Per ora almeno. Un annuncio: vado in America a far proselitismo. America, Trump, Maga. Mondo non al contrario, ma ormai familiare al personaggio in sella al consenso, sondaggi alla mano.

Eccolo, il panorama del domenicone politico. Corsa sfrenata a tutta propaganda, i problemi veri restano sullo sfondo, ci s’ingegna a impressionare il sentiment del popolo.  Ne vedremo numerose, di simili giornate particolari. Giornate spettacolo. Giornate qualunque. Nel senso che la qualunque domina, o il qualunquismo ìmpera, fate vobis. Mentre i problemi del Paese aumentano, le risposte adeguate diminuiscono. Anzi, non se ne scorgono proprio. Contano gli affari/i pacchi di bottega: a) guardate a destra, dove Giorgia lascia terra bruciata ai sodali, primo il Matteone, spillandogli idee o comunicandole senz’avvisarli. È il caso della questione studenti stranieri-burqa-niqab: Valditara, povero ministro leghista, è rimasto col cerino in mano. E idem la storia del bollo auto-moto: Tajani pietrificato. Nessuno sa adoperare le carte comizianti meglio della lady presidente. Proseguendo: b) guardate a sinistra, dove Giuseppi lascia terra bruciata ai sodali, prima la Elly, attrezzando una no war room tutta vetri: si vede ogni dettaglio. Si vede l’intenzione d’accattivarsi il voto pacifista tout court, di persuadere quota dell’elettorato Dem a silurare la segretaria, di prenotare Chigi dove è meglio che entri uno pluriesperto di quelle stanze anziché una zero esperta.

La situazione è grave, ma non seria. Ci siamo già passati. Più che ai sommi pensatori, ci si affida ai sommi intrattenitori. Esempio -questo nome è nel sancta sanctorum dell’irrisione- il Marx a nome Groucho: vi espongo i miei princìpi, se non vi piacciono ne ho degli altri. Ma certo, come non rendere l’ovazione a un re del trasformismo beffardo, qui dove il trasformismo beffardo sì-beffardo no è titolare di cittadinanza onoraria. Tanto poi nessuno si ricorda nulla, la memoria non rappresenta  affatto un must, e avanti così sino alla prossima sceneggiata. Il ciclo d’un domenicone politico dopo l’altro s’è appena iniziato.

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