GARLASCO – I famigliari di Giovanni Ferri tornano a chiedere giustizia per fare piena luce sul decesso dell’ex meccanico di 88 anni, trovato senza vita nel novembre del 2010 a Garlasco. Attraverso un legale i parenti dell’anziano hanno depositato una nuova denuncia presso la procura della repubblica di pavia per sollecitare la riapertura delle indagini e l’iscrizione di un fascicolo con l’ipotesi di omicidio volontario. L’autorità giudiziaria valuterà nei prossimi giorni se avviare nuovi accertamenti tecnici e disporre una consulenza sul materiale autoptico e sui reperti dell’epoca per verificare eventuali incongruenze con la tesi del gesto estremo.
Le ombre sul ritrovamento e il nodo dell’arma
La ricostruzione dei fatti risale al 2010, quando il corpo di Ferri venne rinvenuto all’interno di un’intercapedine di appena cinquanta centimetri in via del mulino, con profonde ferite da taglio al collo e agli arti superiori. Un quadro che non ha mai convinto i famigliari, da sempre scettici sulla dinamica del suicidio. Al centro dei dubbi della difesa figurano la posizione e la natura dell’oggetto tagliente impiegato, che secondo alcune ricostruzioni sarebbe stato trovato ancora stretto nella mano della vittima. Gli accertamenti della procura pavese dovrebbero partire proprio da una ricognizione sullo stato di conservazione dei reperti acquisiti al tempo dalle forze dell’ordine.
Il contesto di Garlasco e le morti sospette
La richiesta di riapertura del caso si inserisce nel contesto delle numerose morti ritenute anomale o archiviate come suicidi registrate tra Garlasco e i comuni vicini negli anni successivi al delitto di Chiara Poggi. Una scia di una decina di decessi che nel tempo ha alimentato sospetti e voci di paese, senza che sia mai emerso un legame provato con l’omicidio del 2007. Tra le vicende più citate figura anche quella di Corrado Cavallini, medico di base del paese trovato morto nella sua abitazione di Vigevano nel 2012, che tra i propri assistiti annoverava sia la famiglia Sempio che lo stesso ferri.
