Si può scherzare sul fenomeno Vannacci? Aldo Cazzullo, prestigiosa firma del Corriere, evoca il generale Buttiglione, mitico personaggio di Alto gradimento della coppia Arbore-Boncompagni. Ma forse esagera, o forse prova soltanto a sdrammatizzare alla luce delle “perle” vannacciane che rimbalzano quotidianamente sui giornali e in Tv. Lui, il generale, quello vero seppure ex, polemizza col famoso giornalista irridendolo per il suo cognome. Folclore? Mica tanto, soprattutto per il nuovo, ampio esercito arruolato in Futuro Nazionale, in numero così consistente che la famosa “sporca dozzina” è oggi diventata un’armata. Il rischio è che qualcun altro, dopo il macchiettistico Buttiglione, evochi Brancaleone. L’Armata Brancaleone, ricordate?
In verità, i vannacciani stanno attraversando una crisi di crescita piuttosto pesante, a livello nazionale come in sede locale. Roberto Vannacci ha tirato dentro tutti (“La feccia”), finendo per tesserare chiunque. Così, chiunque pensa adesso di essere pronto per partecipare alla vita del partito e per scendere in politica. In molti chiedono, tanti pretendono, pochi capiscono. Il problema è come gestirli. Il risultato elettorale di Reggio Calabria non ha bissato la Sassonia, l’undici per cento dei voti non accontenta chi pensava di fare strike alle urne. E i sondaggi non sono più in veloce salita: Fn piace sempre, ma un po’ meno.
I media raccontano delle prime, numerose defezioni di iscritti in giro per il Paese. Si svuotano alcune sezioni, in altri casi i vertici del partito usano la clava: espellono chi dissente. E c’è chi presenta esposti alla magistratura. “Avevo capito male” si giustifica un ormai ex futurista che ha restituito la tessera. Che cosa non va? Il generale che si muove come comandasse un reggimento e non un partito? O si fa strada la delusione per le regole della politica, non propriamente uguali a quelle delle suore Orsoline?
Raccontano che Luca Ferrazzi, coi gradi di coordinatore regionale, ha il suo bel daffare per organizzare gli iscritti nelle singole città. Il “dentro tutti” ha generato una specie di babele nella quale è difficile definire organigrammi e distribuire stellette, quando sono in molti a sgomitare. Succede, ancora ci raccontano, anche in provincia di Varese, dove le difficoltà gestionali non sono minori che altrove. Un bel casino, ci verrebbe da scrivere affidandoci al lessico di Vannacci.
Alle porte bussano le elezioni amministrative. Quali candidati? Di più, quali rapporti con il centrodestra che al momento rifugge Futuro nazionale? Le risposte non ci sono. I primi a doverle fornire sono coloro i quali hanno già dimestichezza con la politica, sanno come si tiene in piedi la baracca e che, per impedirle di crollare, è necessario fare passi indietro, con una buona dose di realismo. Sempre si abbia voglia e interesse ad abbozzare. Perché c’è anche chi, non trovando udienza da altre parti, ha scelto Vannacci nella speranza di posare le proprie terga su qualche poltrona importante. Insomma, posti prima ancora dell’impegno a cambiare la società, il sisterma. Confidando però che la via suggerita dal generale sia quella giusta per risolvere i cento, mille, centomila problemi che incombono. Comunque irrisolvibili con salve di slogan come “quando c’era lui!”.
