Mafia, a Jerago De Lucia avverte il Nord: «Punta all’economia e agli affari»

JERAGO CON ORAGO – Non servono le stragi per misurare la presenza della mafia. Oggi le organizzazioni criminali puntano sempre più sugli affari, sfruttando le opportunità offerte dai diversi territori e cercando sponde nel mondo economico e politico. «Se al Sud la mafia è impegnata a diffondere una cultura dell’illegalità, al Nord punta a colpire l’economia con le infiltrazioni». È l’analisi di Maurizio De Lucia, procuratore della Repubblica di Palermo, intervenuto questa sera a Jerago con Orago, nel Varesotto, per un confronto sull’evoluzione della criminalità organizzata insieme a Paolo Storari, pubblico ministero del Tribunale di Milano.

La mafia cambia strategia

Nel corso dell’incontro «Mafia: ieri, oggi e… domani?», De Lucia ha ricordato come la stagione della violenza dei corleonesi non esaurisca la storia di Cosa Nostra. «La mafia di Riina e dei corleonesi è una mafia sconfitta», ha affermato, citando anche la cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro, operazione che ha coordinato. Un risultato importante, ha sottolineato, frutto della collaborazione di tante persone, ma che non cancella la capacità delle organizzazioni mafiose di adattarsi e cambiare strategia.

«Prima del periodo corleonese la mafia operava senza fare clamore, ma facendo affari. Ora nuovamente la mafia opera in silenzio ed è tornata a fare affari», ha spiegato il procuratore. Un’attività che si sposta dove le condizioni economiche sono più favorevoli: «Gli affari si fanno ovunque si possano fare affari». Da qui la necessità, secondo De Lucia, di affrontare la complessità della situazione siciliana per contrastare la diffusione della criminalità organizzata in tutti i territori italiani.

Il Nord non è immune

Sul rapporto tra mafia ed economia è intervenuto anche Storari, invitando a superare l’idea che le infiltrazioni siano soltanto un attacco esterno a un sistema sano. «Questa metafora non è reale», ha osservato il magistrato, richiamando l’esperienza maturata nella Direzione distrettuale antimafia di Milano.

«Capita che l’imprenditore vada a cercare il sostegno del mafioso, che il politico non sia soggiogato dal mafioso ma approfitti di una proliferazione di voti», ha aggiunto Storari. Un quadro che chiama in causa anche le responsabilità di imprenditori e politici che, per convenienza, possono agevolare gli interessi delle organizzazioni criminali.

La legalità come responsabilità collettiva

In apertura del confronto, il prefetto di Varese, Salvatore Pasquariello, ha ribadito che il contrasto alle mafie richiede un impegno condiviso. «La mafia di oggi non è necessariamente quella delle immagini conosciute tramite la cronaca e la tv di un tempo, ma è anche quella che costruisce l’illegalità con accordi e infiltrazioni nel tessuto economico e imprenditoriale».

La lotta alla criminalità organizzata, ha sottolineato Pasquariello, non può essere affidata esclusivamente alla magistratura e alle forze dell’ordine, ma coinvolge istituzioni, scuola, cultura, imprese e cittadini. «La legalità non è solo il rispetto delle leggi, ma è una scelta quotidiana».

L’incontro

L’incontro si è svolto nella Sala Limonaia del Castello di Jerago con Orago, con la conduzione di Adelio Airaghi, presidente dell’associazione Volarte, che ha promosso l’iniziativa insieme all’amministrazione comunale.

Presenti, tra gli altri, il questore Paolo Iodice, il tenente colonnello dei carabinieri Alessandro Giuliani, il comandante provinciale della Guardia di finanza Giuseppe Coppola, l’ex magistrato Maria Sodano e il sindaco di Castiglione Olona, Giancarlo Frigeri.

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