Era a Castano l’arsenale della “locale” di ’ndrangheta del Legnanese. Un arresto

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CASTANO PRIMO – Era in un’officina a Castano Primo l’arsenale della “locale” di ’ndrangheta del Legnanese (la foto in alto è d’archivio). La notizia, riferita da un pentito nell’ambito del processo “Hydra”, rimbalza in questi giorni da alcuni media calabresi.

Il nascondiglio in un’officina

Secondo quanto riferisce il Corriere della Calabria, pistole, munizioni in quantità e un machete erano nascosti parte in un’officina meccanica e parte nell’abitazione sovrastante nel comune di Castano. L’operazione svolta dai Carabinieri lo scorso dicembre su delega della Direzione distrettuale antimafia di Milano ha dato così riscontro alle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Francesco Bellusci, 38 anni, abitante a Cuggiono.

«Quelle armi le portavamo noi in grandi quantità, anche kalashnikov» aveva riferito il pentito ai pm antimafia, indicando con precisione il luogo dove il gruppo criminale avrebbe nascosto armi per almeno cinque anni.

Sequestrate pistole e molte munizioni

Nel luogo indicato da Bellusci i Carabinieri hanno trovato una pistola Beretta calibro 6.35 semiautomatica con matricola abrasa e 15 munizioni, altre 44 munizioni calibro 22, una pistola a tamburo marca Bruni calibro .380, una pistola semiautomatica a salve marca Bruni modello 92 calibro 9 e un machete con lama lunga 53 centimetri. Trovata anche una grande quantità di munizioni: 6 colpi calibro 7.65 Parabellum, 3 calibro .22 Short, altri 3 cal. 7.65, 1 colpo calibro 9 Parabellum, 3 colpi con percussione a spillo, 138 cartucce calibro 12 uso caccia di diverse marche e una cartuccia calibro 16 uso caccia marca Fiocchi.

Sempre secondo il quotidiano calabrese, l’officina risulta formalmente intestata al figlio di C. I., classe 1966, originario del Casertano e vero gestore dell’attività, che è stato arrestato. Nel corso di una delle sue tante dichiarazioni nell’inchiesta “Hydra” – compreso un omicidio di 20 anni fa – Bellusci ha definito il 59enne finito in carcere «una persona molto benestante, con numerosi immobili». La ricchezza gli sarebbe derivata da prestiti di denaro a usura. «Se avevamo bisogno di una pistola – ha raccontato lo stesso pentito – non è che era un problema trovarla: anche se non ne avevo a portata di mano, in due secondi andavo dalla persona che ce le dava e la prendevo, non era un problema».

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