LEGNANO – In gergo tecnico si chiamano “flussi elettorali”: sono le stime sui passaggi di voto e gli spostamenti degli elettori tra un’elezione e l’altra. L’analisi dei flussi elettorali delle elezioni amministrative di Legnano della scorsa primavera rivela alcune sorprese, anche se mostra un dato di fondo molto chiaro: tra il 2020 e il 2026 gli orientamenti politici dell’elettorato sono rimasti stabili, senza spostamenti di massa tra i due principali schieramenti, centrodestra e centrosinistra. È quanto emerge dall’analisi presentata in settembre allo Spazio Incontro Canazza dall’associazione politico-culturale Polis e pubblicata in questi giorni sull’ultimo numero della sua rivista ufficiale.
Astenuti numerosi elettori del centrosinistra nel 2020

I dati di Polis (nella tabella qui a fianco) mostrano che l’84,5% degli elettori che avevano scelto Lorenzo Radice nel 2020 hanno confermato il proprio voto nel 2026, mentre solo il 2,5% si è spostato verso Mario Almici e il 13% si è rifugiato nell’astensione. Analogamente, il 92,4% degli elettori di Carolina Toia nel 2020 ha scelto Almici nel 2026, con appena il 2,3% confluito su Radice e il 5,3% passato al non voto. Nella lettura di Polis, «il centrosinistra è riuscito a conservare una parte significativa di quell’elettorato moderato che nel 2020 aveva scelto Radice anche come risposta alla crisi politica di allora del centrodestra. L’esistenza di una quota non trascurabile di ex elettori di Radice che nel 2026 è tornata a votare per il centrodestra o ha scelto l’astensione suggerisce che una parte dell’elettorato non si sia riconosciuta pienamente nell’operato della giunta uscente».
Altrettanto significativo è il comportamento degli astensionisti. Ben l’89,9% di chi non aveva votato nel 2020 ha continuato a non votare nel 2026, mentre solo il 4,6% è confluito su Radice e il 5,4% su Almici.
I fattori alla base dell’esito del ballottaggio

In entrambe le consultazioni elettorali, la partita si è decisa al 2° turno, con Radice uscito sempre vincitore. Questo, ancora per Polis, «grazie a una combinazione di fattori molto precisi: una base elettorale estremamente compatta; il sostegno decisivo dell’elettorato di Amadei; la capacità di intercettare una quota dell’elettorato Toia». Nel primo caso, Radice risulta il candidato che ha perso meno elettori tra primo e secondo turno (vedi la tabella a lato): il 91,5% dei suoi votanti lo ha seguito anche al ballottaggio, mentre soltanto il 7,7% non è tornato alle urne e una quota trascurabile dello 0,7% ha scelto Almici. I suoi avversari, invece, hanno riportato alle urne solo l’89% del primo turno (Almici), l’84% (Toia) e meno dell’80% (Amadei). Com’era scontato, inoltre, gli elettori di Federico Amadei (candidato fra gli altri di sinistre e Cinque Stelle) hanno privilegiato «l’affinità politica» con il sindaco uscente mostrando una netta preferenza per lui al 2° turno, con ben il 79,6% che lo ha scelto contro appena il 5,5% confluito su Almici, mentre il 14,8% ha preferito l’astensione.
Nel 2° turno perso da Toia 1 elettore su 6
Quello che sorprende nell’analisi di Polis riguarda gli elettori di Carolina Toia, quarta candidata sindaco: «Pur in presenza dell’apparentamento con Almici, il 4% degli elettori di Toia ha scelto Radice al ballottaggio, l’84% ha seguito l’indicazione dello schieramento votando Almici e il 12% si è astenuto. Una quota quantitativamente limitata ma politicamente significativa, perché dimostra la capacità del sindaco uscente di attrarre parte dell’elettorato moderato anche in una sfida polarizzata».
Proprio questa lettura dei dati contribuirebbe a spiegare perché ha vinto Radice, che ha fatto leva «sulla capacità di consolidare e mobilitare il proprio consenso. L’esperienza di governo maturata in sei anni di amministrazione, una presenza comunicativa costante sul territorio e una campagna elettorale sostenuta da oltre 200 volontari – tira le conclusioni Polis – hanno rappresentato elementi determinanti nel mantenere compatta la propria base e nel favorire il recupero degli elettori più vicini all’area progressista. Parallelamente, il centrodestra ha dovuto affrontare una leadership definita soltanto negli ultimi mesi della campagna e una difficoltà percepita nell’identificare un unico candidato di riferimento per l’intera coalizione. Al ballottaggio, la maggiore capacità di mobilitazione, la compattezza dell’elettorato e la convergenza degli elettori dell’area progressista hanno consentito a Lorenzo Radice di conquistare un secondo mandato».
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